L’ ultima scelta della Chiesa di Roma IL MURO DEL TEVERE di INDRO MONTANELLI

L’ ULTIMA SCELTA DELLA CHIESA DI ROMA

IL MURO DEL TEVERE

Cosa si possa pensare della beatificazione di papa Pio IX, mi pare che questo giornale sia stato il primo a dirlo, e in termini espliciti. Noi italiani laici non chiedevamo di meglio che dimenticare certi capitoli della nostra Storia, e dopo centotrent’anni speravamo che lo avesse fatto anche nostra Madre Chiesa. A_STENDARDO-Beatificazione-Pio-IXNon è stato così, e purtroppo le cose, portate ieri alla luce del sole di Piazza San Pietro, hanno dimostrato che il Tevere è più resistente del Muro di Berlino. Anche se gli osanna ai nuovi beati sono andati infinitamente più a papa Roncalli che a papa Mastai-Ferretti, l’apparigliamento dei due è parso a molti, e credo ai più, assolutamente incongruo e inopportuno. Ciò detto a scanso di equivoci, dobbiamo però anche subito aggiungere – e sia pure come opinione puramente personale – che non meno incongrua e inopportuna ci è parsa la reazione del governo israeliano, anche se formulata a bassa voce. Prima di tutto, perché l’ accusa di antisemitismo lanciata contro il Papa del «Sillabo» si basa, a ch’ io sappia, soltanto su un episodio (il «furto» di un bambino ebreo educato da cattolico, quale però volle restare anche dopo la rivelazione dell’ inganno di cui era stato vittima) che, per quanto repugnante, era dovuto più all’ antigiudaismo, cioè al motivo religioso, che all’ antisemitismo, cioè al motivo razziale. Cavilli, dirà qualcuno. Eh, no. La differenza è di fondo. Ma lasciamo andare, di queste cose non si smetterà mai di parlare: materia ce n’ è. Ma perché riportarla d’ attualità a proposito di una beatificazione di cui nessuno – salvo, forse, il senatore Andreotti – sentiva l’ urgenza? Noi non vogliamo entrare nel merito di una diatriba che richiederebbe, da parte nostra, cognizioni che non abbiamo. Ma che l’ elevazione all’ onore degli altari di un Pontefice come quello, con tutto ciò che di storicamente controverso (e sto usando un eufemismo) si porta dietro, sarebbe diventata una diatriba, e che questa diatriba avrebbe diviso il mondo dei cattolici: questo, ci voleva poco a prevederlo. Ed è una diatriba che non ha bisogno di interferenze dal di fuori di questo nostro mondo. In parole povere, amici ebrei: lasciateci litigare fra noi, che a litigare siamo meno bravi di voi, ne convengo, ma alla vostra scuola qualcosa abbiamo imparato, e quindi non abbiamo bisogno dei vostri interventi. Non so come sia andata questa sfortunata (è il meno che si possa dire) scelta di beato. Pare che l’ idea di accoppiare a Giovanni XXIII (che bisogno ce ne fosse, non sappiamo) un altro Papa, sia venuta per primo a papa Montini, che però pensava a Pio XII. Secondo un signore molto addentro alle segrete cose, papa Wojtyla avrebbe cambiato accoppiata in ricordo di un Pio IX che, nella sua fase liberal-populista, si sarebbe schierato a favore degl’ insorti polacchi contro i russi. Può darsi. Ma questo non giustifica nulla. Anzi, caso mai, lo aggrava. Il Giubileo, di cui la cerimonia beatificante di ieri doveva essere l’ acme, ha il suo epicentro in una piazza romana dirimpettaia di San Pietro, ma contigua del Quirinale. Un Papa straniero può anche dimenticare e sottovalutare questi dettagli. Ma in Curia ci dovrebbe pur essere qualcuno che li conosce e sa misurarne il peso. Speriamo che con le beatificazioni abbiamo chiuso, almeno per qualche decennio, il conto. E lo diciamo da cattolici, sia pur laici. Non da ebrei.

Montanelli Indro

Pagina 1
(4 settembre 2000) – Corriere della Sera

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