ROMA, 10° ANNIVERSARIO DI BEATIFICAZIONE DEL BEATO PIO IX

7 Febbraio 2010: Sua Em. Rev.ma il Sig. Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha presieduto  la concelebrazione eucaristica a San Lorenzo fuori le Mura in Roma, in occasione della memoria liturgica del Beato Papa Pio IX, presente nutrito numero di pellegrini anche da Senigallia. Qui la notizia e l’omelia ripresa dal sito vatican.va.

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
IN OCCASIONE DEL 10° ANNIVERSARIO
DI BEATIFICAZIONE DEL BEATO PIO IX

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO D
EL SANTO PADRE

Basilica di San Lorenzo fuori le mura
Domenica, 7 febbraio 2010

 

Cari fratelli e sorelle,

Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi per presiedere l’Eucaristia della V domenica del tempo ordinario, nella memoria del beato Pio IX, le cui spoglie riposano in questa splendida basilica di san Lorenzo fuori le mura. Qui egli volle essere sepolto per rimanere accanto al suo popolo, sino al giorno della risurrezione.

Come figlio spirituale di don Bosco, che fu molto legato a questo grande Pontefice, ho accolto volentieri l’invito a celebrare il decimo anniversario della sua beatificazione. Fra le memorie della vita di Don Bosco si ricorda la fierezza con la quale faceva gridare “viva il Papa” nella Torino anticlericale dell’epoca. Don Bosco, vissuto in tempi difficili per la Chiesa – ma quando non lo sono? – sostenne sempre Pio IX difendendone l’autorità, i diritti, il prestigio. Ebbe moltissime udienze con lui e ne ricevette preziosi consigli e l’approvazione delle Costituzioni salesiane. La beatificazione di Pio IX fu occasione di gioia per tutta la Chiesa e specialmente per la diocesi di Senigallia, che oggi è qui rappresentata da un’autorevole e nutrita delegazione.

Vi saluto tutti cordialmente e vi porto il benaugurante pensiero e la Benedizione del Santo Padre Benedetto XVI, che volentieri si unisce a noi spiritualmente nel ricordo di questo suo illustre Predecessore.

Le letture di questa domenica sono legate tra loro da un tema comune: la vocazione. Si tratta di vocazioni diverse, ma convergenti in un aspetto fondamentale: la chiamata a una missione viene percepita e accolta dentro un’esperienza di incontro personale con Dio e con Cristo. La prima lettura riporta la celebre visione di Isaia (6,1-8): Dio gli appare come il Re in tutta la sua maestà, attorniato dai “serafini”, che a cori alterni proclamano senza tregua: “Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti”. Nel contatto col Dio “santo” Isaia avverte, con grande timore, la propria indegnità, la propria condizione di peccatore. Ma Dio interviene con la sua misericordia e, attraverso il gesto del serafino che tocca le labbra con il carbone ardente, lo purifica da ogni colpa e impurità. Il frutto del miracolo si coglie immediatamente. Quando Dio, infatti, chiede a chi affidare la missione, Isaia si fa avanti e offre prontamente la propria incondizionata disponibilità: “Eccomi, manda me!”.

Anche il giovane Giovanni Maria Mastai Ferretti fece l’esperienza del fascino straordinario di un incontro personale con il Signore, che lo chiamava a lavorare nella sua vigna. Anche lui rispose “Eccomi, manda me”. Gli fu certamente di esempio san Paolo il quale, nel passo della prima lettera ai Corinti che è stato proclamato, dichiara che se si è sottoposto a oltraggi e fatiche nell’annunziare il Vangelo, è perché ha incontrato Gesù risorto, non solo nel momento folgorante della conversione sulla via di Damasco, ma nel percorso di tutta la vita.

Dalle testimonianze raccolte nel contesto della causa di beatificazione di Pio IX sappiamo che la fiducia in Dio, nutrita di una ardente pietà, favorì la sua vocazione, scoperta dopo intenso e sofferto discernimento. La sua vocazione fu accompagnata subito dal proposito di servire la Chiesa non in un ufficio di curia, ambito dal quale si sentiva alieno, ma nella cura pastorale. Nelle varie tappe del suo itinerario esistenziale sulle orme di Cristo, si fece buon Samaritano del popolo. Già dai primi anni di sacerdozio all’Istituto “Giovanni Tata” di Roma, svolse con fervore apostolico la sua opera di assistenza in favore dei ragazzi abbandonati; nel breve periodo di servizio presso la Nunziatura in Cile si dedicò ad evangelizzare con autentico spirito missionario quelle popolazioni; come Arcivescovo di Spoleto, poi come Arcivescovo e Cardinale a Imola, mostrò costantemente amorevole accoglienza e condivisione delle sofferenze dei poveri; infine nel suo lungo e fecondo Pontificato non si stancò di prestare aiuto generoso a quanti accorrevano a lui e favorì numerose opere sociali di solidarietà.

Il vigore spirituale del farsi prossimo, egli lo attingeva quotidianamente dall’Eucaristia, sorgente inesauribile della propria missione. Nei propositi formulati al termine del corso di esercizi spirituali, il 16 novembre 1821, a due anni e mezzo dall’Ordinazione sacerdotale, così scriveva: “Gesù fa una vita attiva anche dentro il tabernacolo e pensa, amoroso Pastore, a ravvivare le morte pecorelle, a consolare le afflitte, a regolare tutto il mondo. Anch’io con Gesù farò una vita attiva e il più che potrò mi adopererò per la salute delle anime” (Mons. Odo Fusi Pecci, “La spiritualità di Pio IX”, IV convegno di studi storici, Senigallia, 11-13 dicembre 1992). Da Sommo Pontefice trovò sempre nell’Eucarestia il conforto quotidiano del suo spirito, specialmente nei momenti più difficili. A tale proposito, la Positio per l’introduzione della causa di beatificazione riporta numerose testimonianze.

Quante volte il beato Pio IX avrà meditato il racconto evangelico poc’anzi proclamato, che vede protagonisti Gesù e Pietro! Esso si apre con la scena del Maestro, che sedutosi sulla barca di Simone, insegna alle folle, e alla fine dà a Simone un ordine inatteso: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca. Dopo una nottata intera di lavoro fallimentare, la proposta di Gesù suona come una sfida alla competenza professionale e all’esperienza del pescatore. In questa circostanza, tuttavia, Simone manifesta un’incrollabile fede nella parola del Maestro, anche se ordina un’azione che secondo il giudizio umano è condannata all’insuccesso.

Uguale fede caratterizzò la vita di Giovanni Maria Mastai Ferretti. Avendo avvertito tutto il peso delle parole “Prendi il largo”, rivolte da Gesù a quel Pietro di cui egli era Successore, rilanciò senza sosta la Chiesa del suo tempo sulla via della missione, in una logica di fedele adesione a Cristo e di docilità al Magistero ecclesiale. Mai si stancò di invitarla a “prendere il largo”, cioè ad avventurarsi nel mare della storia, contando soprattutto sulla presenza del Signore e sulla forza della sua parola. All’atto di fede di Pietro, segue il miracolo strepitoso della pesca talmente abbondante che le reti minacciano di spezzarsi. A questo punto Simone rivive l’esperienza di Isaia. Mentre scopre la potenza divina presente e operante in Gesù, avverte la propria realtà di peccatore che non può reggere alla vicinanza di Dio. In ginocchio davanti a Gesù, lo supplica: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Gesù però,“l’amico dei peccatori”, non si allontana, né lo allontana, ma lo prende con sé al suo servizio:“Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.

Queste parole si sono ben radicate nel cuore dell’uomo, del sacerdote, del Vescovo e del Papa Giovanni Maria Mastai Ferretti. Negli anni del suo Pontificato egli salvò tante persone dal naufragio e dalla morte e le accolse nella barca di Pietro dove Cristo è presente.

Cari fratelli e sorelle, a dieci anni dalla beatificazione, Pio IX si presenta dinanzi a noi come il Pastore mite ed umile di cuore, che proprio perché visse abitualmente in un atteggiamento di fiducioso abbandono al Signore e di intima unione a Lui, seppe guidare la Chiesa in un’ora difficile della storia. Nei trentadue anni di Pontificato (1846-1878), svolse il suo servizio apostolico sapendo discernere ed indicare, tra le tante istanze che stavano maturando in un clima difficile e problematico, quale fosse il fermento evangelico autentico dal quale farsi permeare per portare frutto.

Fu il Papa del Concilio Ecumenico Vaticano I, convocato con la bolla Aeterni Patris del 29 giugno 1868; il Papa della Costituzione dogmatica Dei Filius sulla fede cattolica e della celebre Costituzione dogmatica Pastor aeternus sul primato del romano pontefice. Durante il suo pontificato ebbe attenta cura della formazione del clero e, ancora oggi, è di grande attualità la lettera sulla disciplina del Clero in Irlanda Nemo certe ignorat del 25 marzo 1852, dove fra l’altro si legge: “Ognuno di voi sa benissino quanto sia importante per la chiesa, soprattutto in tempi tanto avversi, avere ministri idonei, che non possono venire se non da chierici ottimamente formati. Perciò, venerabili fratelli, non desistete mai dal dedicare tutte le vostre cure e i vostri pensieri con indefesso zelo affinchè gli adolescenti chierici fin dai primi anni siano tempestivamente educati ad ogni pietà, virtù e spirito ecclesiastico, e siano accuratamente istruiti sia nelle umane lettere, sia nelle più severe discipline, specialmente quelle sacre…”.

Noi oggi siamo colpiti dalla santità personale del Papa Pio IX, che nel suo intimo rimase sempre il pastore d’anime, desideroso di promuovere una vita spirituale più intensa, intento soprattutto a praticarla con la vita e con l’esempio, in un cammino di autentica spiritualità e di personale e docile adesione a quel Cristo che lo aveva chiamato a seguirlo. La sua spiritualità fu arricchita da una tenerissima devozione alla Madonna, che lo contraddistinse sin dai primi anni di sacerdozio, come egli stesso afferma nella Bolla Ineffabilis Deus con la quale definì il dogma dell’Immacolata Concezione. Tutta la sua vita fu un contemplare la Vergine Maria, icona di purezza e simbolo della Chiesa pellegrina nel tempo. Ci aiuti Lei a seguire l’esempio di questo suo figlio prediletto, che fu chiamato “il Papa dell’Immacolata”, e ci conceda una fede viva, una speranza incrollabile e una carità senza confini per irradiare nel mondo l’amore di Dio.

fonte: http://www.vatican.va/

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