A Pompei dibattito sulla figura storica del beato Pio IX

“La Chiesa in Italia, fra Pio IX e Bartolo Longo”: Secondo Monsignor Liberati, nuovo postulatore, Mastai-Ferretti si oppose al “disegno ateo e politico di eliminare definitivamente lo Stato Pontificio e il Papato”Pio-IX_Beato

GIUSEPPE BRIENZAROMA

Quando il 3 settembre 2000 venne innalzato all’onore degli altari Pio IX, l’annuncio della sua beatificazione suscitò numerose polemiche. Qualcuno addirittura definì la decisione di Giovanni Paolo II di beatificare Mastai-Ferretti insieme a Giovanni XXIII un vero e proprio affronto al “Papa buono”. Invece Papa Roncalli non solo fu un ammiratore di Pio IX, ma fu anche fautore della sua beatificazione durante il Concilio Vaticano II.

Infatti, giusto cinquant’anni, il 22 agosto 1962, riferendosi a Pio IX durante un’udienza pubblica esclamò: «Eccelsa e nobile figura di pastore, del quale fu anche scritto, nell’avvicinarlo all’immagine di Nostro Signore Gesù Cristo, che nessuno fu più di lui amato e odiato dai contemporanei.

Ma le sue imprese, la sua dedizione alla Chiesa rifulgono oggi più che mai; unanime è l’ammirazione: mi conceda il Signore il grande dono di poter decretare gli onori dell’altare, durante lo svolgimento del XXI Concilio ecumenico a colui che indisse e celebrò il XX, il Vaticano I».

Della figura ancora oggi troppo sconosciuta di Papa Mastai-Ferretti, si è parlato in un convegno organizzato dal nuovo postulatore del suo processo di canonizzazione, monsignor Carlo Liberati, Arcivescovo-Prelato di Pompei, il 28 aprile scorso, nella grande sala “Marianna de Fusco” del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. All’iniziativa, intitolata “La Chiesa in Italia, fra Pio IX e Bartolo Longo”, hanno preso parte qualificati esponenti del laicato cattolico italiano, come il giornalista Omar Ebrahime, che ha parlato della storia e delle prospettive del processo di canonizzazione di Pio IX, l’avvocato Giovanni Formicola, responsabile nella Campania dell’associazione civico-culturale “Alleanza Cattolica”, soffermatosi invece sul ruolo sociale del laicato cattolico durante il pontificato di Pio IX e, in particolare, dell’opera di Bartolo Longo a Pompei” ed, infine, il giornalista e scrittore Rino Cammilleri, intervenuto sul tema “Pio IX, un papa nella bufera“, fra panteismo, socialismo e razionalismo”.

Nell’occasione è stata anche presentata la II edizione, appena uscita, del volume “Pio IX e la Questione Romana”, curata dallo stesso Ebrahime, pubblicata dalla piccola e dinamica casa editrice cattolica “D’Ettoris Editori” di Crotone (http://www.dettoriseditori.it/), con Prefazione firmata dal vescovo di San Marino-Montefeltro, nonché presidente della Fondazione internazionale “Giovanni Paolo II” per il magistero sociale della Chiesa, Monsignor Luigi Negri.

Come ha ricordato monsignor Liberati ad apertura del convegno, il cammino per il riconoscimento delle virtù eroiche di Pio IX, il Papa dell’anti-risorgimento, ha attraversato più di un secolo, fronteggiando di volta in volta sempre nuovi ostacoli, tutti derivanti dal suo “peccato originale” di essersi opposto con fermezza all’eliminazione del potere temporale.

«Eliminando definitivamente lo Stato Pontificio e il Papato – ha aggiunto a tal proposito l’Arcivescovo di Pompei che, fino al 2003 impegnato per oltre 22 anni nella Congregazione vaticana per le cause dei santi, ha contribuito in prima persona alla raccolta della ponderosa “Positio”, ben dodici volumi, di papa Mastai-Ferretti -, le popolazioni italiane avrebbero trovato nello Stato, e soprattutto nello Stato, il soddisfacimento di tutte le necessità fisiche e spirituali, riducendo la fede all’intimismo personale come già avveniva nel protestantesimo e, ancor più, nell’anglicanesimo. A questo disegno ateo e politico, Pio IX si oppose. Anziché salvare sé stesso, continuò a servire ed amare intensamente la Chiesa e organizzare la salvezza del mondo».

Come si rileva dalle oltre 2000 pagine degli atti processuali, dopo le primissime richieste avanzate a furor di popolo di canonizzazione di Pio IX (la prima in ordine cronologico giunge addirittura ad appena ventiquattr’ore dalla sua morte da parte del Terz’Ordine Francescano di Vienna, seguito poco dopo dall’intero episcopato austriaco), saranno soprattutto futuri beati e santi a rendere omaggio al papa del “Sillabo”, in primo luogo il beato Giuseppe Baldo (1843-1915), sacerdote fondatore delle suore Figlie di San Giuseppe. In forma canonicamente corretta ed ufficiale, ha ricordato Ebrahime nel suo intervento nel suo intervento su “Il processo di canonizzazione di Pio IX”, di prossima pubblicazione insieme agli Atti del convegno per la “D’Ettoris Editori”, la prima vera istanza di beatificazione fu quella dell’episcopato veneto, ed è datata 24 maggio 1878. «Seguirono analoghe domande – ha precisato il giornalista -, sia da parte dei vescovi canadesi, sia dal vescovo di Napoli e da vescovi di altre diocesi. Da allora in poi, una vera pioggia di ‘Lettere postulatorie’ si è riversata sulla Santa Sede».

Ad aprire ufficialmente l’iter canonico per la causa di santità, ha spiegato monsignor Liberati, che da poco più di un anno ne è il nuovo postulatore, fu però San Pio X (1903-1914). Nel 1904, cinquantesimo anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, papa Sarto promosse infatti le inchieste preliminari sulla fama di santità e sul suo fondamento (virtù in grado eroico e miracoli) e, nel 1907, diede avvio ai processi diocesani ordinari (le cd. Rogatorie) nei luoghi principali in cui il Papa fu vissuto. Saranno interrogati oltre 240 testimoni (83 a Roma, 16 a Senigallia, 24 a Spoleto, 29 a Imola, 91 a Napoli) tra cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici.

Occorrerà aspettare il pontificato di Pio XII (1939-1958) e la fine della II Guerra Mondiale, perché la causa del Papa angelico (come pure veniva definito) riprenda il suo cammino con la pubblicazione di nuove Positiones (la Positiocostituisce la dimostrazione ragionata (cd. Informatio) delle virtù eroiche, attraverso l’utilizzo delle Testimonianze e Documenti raccolti nell’Inchiesta Diocesana (cd. “Summarium”) e del decreto introduttivo della Causa a firma del cardinal Amleto Cicognani (1883-1973), il 7 dicembre 1954 presso la Congregazione per le Cause dei Santi che diede ufficialmente il via al processo apostolico vaticano, istruito non solo a Roma ma anche ad Assisi e Torino. Si concluse nel 1956, l’anno in cui il corpo del pontefice, sottoposto a ricognizione nel suo sepolcro in San Lorenzo apparve miracolosamente ancora intatto come attesta anche la stampa d’ispirazione più laica dell’epoca. Il postulatore della causa è monsignor Alberto Canestri (1882-1970), cui successe, nel 1971, monsignor Antonio Piolanti (1911-2001), già Rettore della Pontificia Università Lateranense, che porterà avanti il lavoro tenendo viva l’attenzione su Pio IX.          Paolo VI (1963-1978), dopo aver reso il suo personale omaggio inginocchiandosi in preghiera nella cripta di San Lorenzo al Verano contenente il feretro di Pio IX, davanti ad oltre 10.000 persone celebrò solennemente in San Pietro il centenario della morte di Pio IX, la Domenica 5 marzo 1978. Solo l’11 dicembre 1984 su istanza di monsignor Piolanti si tenne però la Congregazione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi che – relatore il Cardinal Francesco Carpino (1905-1993) – darà il voto affermativo sul seguente dubbio: “Se consti delle virtù teologali, Fede, Speranza e Carità, sia verso Dio, sia verso il prossimo, nonché delle virtù cardinali, Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza e di quelle ad esse connesse del Servo di Dio Papa Pio IX, esercitate in grado eroico, per lo scopo di cui si tratta nella presente Causa”.

Il 6 luglio 1985, quindi, Giovanni Paolo II (1978-2005) promulgò il decreto sull’eroicità delle virtù di Giovanni Maria Mastai Ferretti proposto dalla Congregazione per le cause dei santi a firma del cardinale Pietro Palazzini (1912-2000), riconoscendogli il titolo di Venerabile. Occorreva a questo punto un miracolo e l’atteso evento arrivò il 15 gennaio 1986 quando la Consulta medica della Congregazione per le cause dei Santi attesta l’inspiegabilità naturale della guarigione di Sr. Marie-Thérèse de St-Paul, una carmelitana francese di Nantes (il cui padre, tra l’altro, era stato zuavo pontificio), miracolosamente guarita da grave malattia ossea. Nel 1987, un ultimo scrupolo portò alla costituzione di una speciale commissione di sette membri, presieduta dal cardinale austriaco Alfons Maria Stickler (1910-2007), che avrebbero dovuto pronunziarsi sull’opportunità della beatificazione. Mancò l’unanimità per un solo voto negativo, quello dello storico gesuita, già biografo di Pio IX, Giacomo Martina (1924-2012); bastò questo per bloccare di nuovo la conclusione dell’iter. Finalmente, il 21 dicembre 1999 Giovanni Paolo II promulgò il decreto sul miracolo ricevuto da Suor Marie-Therese de Saint-Paul per intercessione di Papa Mastai Ferretti e il 3 settembre 2000, nell’anno del Grande Giubileo, in una piazza San Pietro stracolma iscrisse solennemente Pio IX nell’albo dei beati, assieme fra gli altri a Papa Giovanni XXIII.   

Fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it/

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