L’Arcivescovo di Spoleto Norcia: Pio IX, antesignano dei soccorsi ai terremotati

Roma, 7 febbraio 2017  (Simona Cecilia Crociani Baglioni).

 Al Pontificale per impetrare la canonizzazione del Beato Pio IX, la cui fama di santità corre per il mondo, a san Lorenzo fuori le Mura, il 7 febbraio 2017, nel 139° del pio transito, l’Arcivescovo di Spoleto Norcia Mons. Renato Boccardo, consultore della Congregazione per le Cause dei Santi, eleva al suo predecessore su quella Cattedra, parole di toccante portata per le centinaia di fedeli, provenienti anche dall’estero, e autorità ecclesiastiche, civili, diplomatiche, accademiche, giudiziarie e militari presenti. 

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Roma, Basilica di S. Lorenzo al Verano, 7 febbraio 2017. 139° del Beato Pio IX. In foto, da dx: S.E. Mons. Renato Boccardo, S.E. Mons. Carlo Liberati, Conte Fernando Crociani Baglioni, Ministro Roberto Saccarello. (@Federico Carabetta)

Concelebravano S.E. Mons. Carlo Liberati Arcivescovo emerito Prelato del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, Postulatore della Causa di Canonizzazione e S.E. Mons. Giuseppe Orlandoni Vescovo Emerito di Senigallia. Presente l’Arcivescovo-Prelato di Loreto S.E. Mons. Giovanni Tonucci.

Schierati gli ordini cavallereschi della Chiesa, con i primari e storici sodalizi cattolici romani, e delle diocesi che videro la vita e le opere del Pontefice santo.  Le Congregazioni religiose, tra cui i Francescani Cappuccini, i Missionari del Preziosissimo Sangue di San Gaspare del Bufalo, i Salesiani, etc., il clero romano secolare e regolare. Presente S.E. il Ven.Balì Fra’ Giacomo Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto Gran Priore di Roma del S.M.O. di Malta.

Un’omelia di alto spessore teologico e più vastamente spirituale, con la quale l’Arcivescovo Boccardo illustrava la biografia, la storia del Pontificato e le opere sante di Pio IX nel servizio a Dio, alla Chiesa e ai fratelli:

«Noi sappiamo che saremo simili a lui perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3,2). Questa affermazione dell’apostolo Giovanni ci fa da guida per rileggere l’avventura umana e spirituale del Beato Pio IX. Infatti, mentre nel Vangelo si scandiscono le Beatitudini che raccolgono i lineamenti comuni ad ogni santo pur nella diversità delle loro fisionomie umane, sullo sfondo appare il quadro glorioso dell’Apocalisse dipinto dalla prima lettura.

È la raffigurazione ideale dell’assemblea di quanti hanno già raggiunto la meta entrando nella Gerusalemme della speranza e contemplano il volto di Dio, di coloro che noi oggi veneriamo come “santi”, cioè come totalmente a Lui consacrati. Ed è anche il “ritratto” del Beato Pontefice.

In questa scena dell’Apocalisse identifichiamo alcuni tratti caratteristici che definiscono la moltitudine dei giusti. Innanzitutto, tra loro ogni nazione, razza, popolo e lingua sono rappresentati: la santità non è prerogativa di una sola cultura né della sola religione biblica; la santità non è un’eccezione nell’esistenza cristiana né è appannaggio esclusivo dei soli santi del calendario.

I santi portano sulla fronte un sigillo: è il segno di un’appartenenza perché è con il sigillo che un sovrano attesta la sua volontà, la sua accettazione, il suo possesso. Essi, quindi, sono totalmente consacrati a Dio, sono – come dice Giovanni – «i figli di Dio».

I santi sono avvolti in vesti candide, il colore della pienezza perché sintesi di tutti gli altri colori. Ma questo candore è raggiunto attraverso una via strana: «Essi hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell’Agnello». Lo splendore è ottenuto attraverso il crogiuolo della sofferenza, della donazione di sé, è conquistato completando nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa, come afferma san Paolo (cf Col 1,24).

Nelle loro mani i santi stringono una palma, segno del trionfo e dell’acclamazione imperiale e, nella tradizione cristiana, segno del martirio. L’impegno rigoroso della testimonianza, la rinuncia a se stessi, e anche il dolore, non generano morte ma gloria, non producono fallimento ma vita e felicità. Ce lo ha ricordato con insistenza Papa Benedetto XVI, affermando che Gesù non toglie nulla ma dona tutto.

Certo, l’impegno umano è importante, ma nella santità decisivo è il lasciarsi condurre dalla grazia di Dio e dal suo amore. Ed allora, come faceva dire Georges  Bernanos a S. Giovanna d’Arco, «per essere santo quale vescovo non darebbe il suo anello, la mitra e il pastorale; quale cardinale non darebbe la sua porpora; quale pontefice il suo abito bianco, i suoi camerieri, le sue Guardie Svizzere, tutto il suo patrimonio temporale? Tutto il grande apparato di sapienza, di forza, di disciplina, di maestà e magnificenza della Chiesa è nulla se la santità non lo anima. Chi non vorrebbe avere la forza di correre questa incredibile avventura che è anche la sola avventura possibile? Chi ha compreso questo, anche per una sola volta, è entrato nel cuore della fede cattolica»[1].

Davanti al santo, infatti, c’è sempre la porta stretta e la via angusta di cui parla Gesù (cf Mt 7, 13-14). È questa la strada che il santo imbocca ed è questa la porta attraverso la quale egli passa, ignorando le comode vie spaziose dell’orgoglio e del piacere o le porte trionfali del successo e dell’ingiustizia. La santità esige un impegno serio e costante, servendo un solo Signore e vegliando come servi fedeli. Ai facili compromessi il santo oppone la coerenza, all’indifferenza l’attenzione, al grigiore dell’abitudine il fuoco della passione.

Eppure, questo aspetto non è né il primo né l’esclusivo. Infatti, come ci ha ricordato l’apostolo Giovanni, ogni uomo è sempre preceduto dall’amore di Dio: «Non siamo stati noi ad amare Dio ma è lui che ha amato noi». Si tratta di quel “grande amore” che riesce a far diventare noi, fragili e limitate creature, “figli di Dio”. Il canto che gli eletti elevano a Dio nella liturgia gloriosa del cielo riconosce che «la salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello». C’è, quindi, un primato assoluto di Dio. Essere santi è accogliere un dono più che conquistarlo. Una volta accolto, il dono deve essere elargito ad altri: e qui scatta l’impegno dell’uomo, la risposta d’amore all’amore divino.

Nessuno si può “fare” o autoproclamare santo. La santità nasce da un dialogo efficace in cui la prima battuta, quella che rompe il silenzio e crea la bellezza del discorso, è pronunziata da Dio. La beatitudine dilaga nel nostro cuore perché Egli ce la infonde. A questo punto, però, è importante rispondere, anzi è decisivo dire il sì dell’adesione piena e totale. Si schiude, così, con questo impegno personale, il dialogo vivo con il Dio santo.  All’amore si risponde amando, amando Dio e i fratelli.

Lo aveva capito bene l’Arcivescovo Mastai Ferretti, giunto a Spoleto nel 1827, a soli 35 anni di età. Si dedicò con passione al ministero pastorale, promosse la disciplina religiosa e dimostrò grande carità verso i poveri, arrivando ad impegnare i propri mobili per aiutare i più bisognosi. Durante l’insurrezione del 1831 fu nominato Delegato straordinario per Spoleto e Rieti, e con abile mediazione salvò la città da un inutile spargimento di sangue: convinse i generali pontifici a non aprire il fuoco e ai rivoltosi concesse, alla deposizione delle armi, soldi e passaporti. Il 13 gennaio 1832 la città subì un forte terremoto: l’Arcivescovo diresse subito gli aiuti, organizzando un piano specifico e recandosi personalmente sui luoghi del disastro. E si impegnò concretamente per la ricostruzione, ottenendo fondi da Papa Gregorio XVI. Divenuto Sommo Pontefice, quando i Canonici del Duomo si recavano a Roma, li riceveva in giornata e li tratteneva a pranzo per avere notizie delle persone conosciute a Spoleto, suscitando le critiche dei prelati di Corte e le rimostranze dei Vescovi delle grandi diocesi che dovevano chiedere udienza con largo anticipo.

L’esempio più bello della sua umanità e paternità sono i rapporti che mantenne con don Sante Valle: il Mastai lo aveva sostenuto economicamente negli studi in seminario con grande discrezione e rimase con lui in fraterna amicizia. Quando – da Papa – venne a Spoleto, ebbero un lungo colloquio: «Don Sante, fai attenzione, che mi hanno raccontato di te cose non tanto belle». La risposta del prete fu: «Santità, sapissi che m’honno dittu de te, ma io che te conosco no je daco retta! Fa comme me».

Il Beato Pio IX, accogliendo docilmente l’opera della grazia di Dio, è stato capace di vivere in modo esemplare la vita cristiana. Ci affidiamo alla sua intercessione presso l’Altissimo, affinché ottenga anche a noi quella “sapienza del cuore” e quell’amore appassionato per Dio e per gli uomini che hanno reso bella e feconda la sua esistenza terrena e mantengono vivo, in benedizione, il suo ricordo.

[1] cf L’eretica e Santa Giovanna, Reggio Emilia 1978, pp. 82-90.

(Omelia di S.E. l’Arcivescovo di Spoleto Norcia Mons. Renato Boccardo, consultore della Congregazione per le Cause dei Santi)

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Al termine, nella cripta dinanzi all’urna, l’Assemblea intonava con alta edificazione l’inno alla Santa Vergine, che Pio IX proclamò come Dogma dell’Immacolata Concezione, “Tota pulchra es Maria“.

Tota pulchra es, Maria.
Et macula originalis non est in Te.
Tu gloria Ierusalem.
Tu laetitia Israel.
Tu honorificentia populi nostri.
Tu advocata peccatorum.
O Maria, O Maria.
Virgo prudentissima.
Mater clementissima.
Ora pro nobis.
Intercede pro nobis.
Ad Dominum Iesum Christum.

ROMA, PIO IX RICORDATO A SAN LORENZO AL VERANO

Foto e video del Pontificale concelebrato nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura il 7 febbraio 2017.

Pio IX, Papa Re e santo

L’OSSERVATORE ROMANO RICORDA IL PONTIFICALE PER PIO IX

PIO IX VERSO LA CANONIZZAZIONE

7 FEBBRAIO 2016, PIO IX NEL DISCORSO DEL POSTULATORE

7 febbraio 2015: PONTIFICALE PER PIO IX A S. LORENZO AL VERANO, IN ATTESA DELLA CANONIZZAZIONE

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Medaglia Benemerenti Pontifica di Pio IX

Medaglia commemorativa dell'Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

Medaglia commemorativa dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

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“La Russia sarà cattolica”

 (di Roberto de Mattei) “La Russia sarà cattolica”: è questa l’iscrizione che fu apposta sulla tomba del padre Gregorio Agostino Maria Šuvalov nel cimitero di Montparnasse a Parigi. Per questa causa il barnabita russo si immolò come vittima (Antonio Maria Gentili, I Barnabiti, Padri Barnabiti Roma 2012, pp. 395-403). 

 

Il conte Grigorij Petrovič Šuvalov, nacque a Pietroburgo il 25 ottobre 1804 da una famiglia di antica nobiltà. Uno zio, generale dell’esercito, ebbe l’incarico di accompagnare Napoleone sconfitto all’isola d’Elba, un altro suo antenato aveva fondato l’università di Mosca. Studiò dal 1808 al 1817 nel collegio dei gesuiti a Pietroburgo finché, espulsi i gesuiti dalla Russia,  continuò gli studi prima in Svizzera e poi all’università di Pisa, dove apprese perfettamente la lingua italiana. Fu influenzato però dal materialismo e dal nichilismo allora imperante nei circoli liberali che frequentava. Nominato dallo Zar Alessandro I ufficiale degli ussari della Guardia, a vent’anni, nel 1824, sposò Sofia Soltikov, una donna, profondamente religiosa, ortodossa, ma «cattolica nell’anima e nel cuore», che morirà a Venezia nel 1841. Da essa avrà due figli:  Pietro e Elena.

La morte di Sofia spinse Šuvalov a studiare la religione. Un giorno si imbatté nel libro delle Confessioni di sant’Agostino: fu per lui una rivelazione. «Lo leggevo incessantemente, ne copiavo intere pagine, ne stendevo lunghi estratti. La sua filosofia mi riempiva di buoni desideri e di amore. Con quale trasporto di contentezza trovai in quel grand’uomo sentimenti e pensieri che fino allora avevano dormito nell’anima e che quella lettura ridestava». Trasferitosi a Parigi, il conte Šuvalov frequentava un gruppo di aristocratici russi convertiti alla Chiesa cattolica, grazie soprattutto al conte Joseph de Maistre (1753-1821), che dal 1802 al 1817 era stato ambasciatore del Re di Sardegna a Pietroburgo.

Tra questi erano Sophie Swetchine (1782-1857), il principe Ivan Gagarin (1814-1882) e il principe Teodoro Galitzin (1805-1848). Quest’ultimo, accorgendosi della profonda crisi spirituale dell’amico, lo aiutò a ritrovare la verità, consigliandogli la lettura e la meditazione del Du Pape di Joseph de Maistre. Leggendo l’opera del conte savoiardo, Šuvalov comprese come la prima nota della Chiesa è l’unità, e questa esige un suprema autorità, che non può essere altro che il Romano Pontefice. «Signore, tu dici: la mia Chiesa, e non le mie chiese. D’altra parte, la Chiesa deve conservare la verità; ma la verità è una; dunque la Chiesa non può essere che una. (…) Quando conobbi che non può esistere se non una sola vera Chiesa, compresi pure che questa Chiesa deve essere universale, cioè cattolica».

Šuvalov si recava ogni sera a Notre Dame per ascoltare le prediche del padre Francesco Saverio de Ravignan (1795-1858), un dotto gesuita che sarebbe diventato la sua guida spirituale. Il 6 gennaio 1843, festa dell’Epifania, Šuvalov abiurò l’ortodossia e fece la sua professione di fede cattolica nella Chapelle des Oiseaux. Egli aspirava però ad una più profonda dedicazione alla causa cattolica. Per mezzo di un giovane liberale italiano, Emilio Dandolo, incontrato per caso in treno, aveva conosciuto il padre Alessandro Piantoni, rettore del collegio Longone dei Barnabiti a Milano, che nel 1856 lo accolse nel noviziato dei Barnabiti a Monza, con il nome di Agostino Maria.

Nell’ordine fondato da sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-1539) trovò un ambiente di profonda spiritualità. Scriveva al padre Ravignan:  «Mi credo in Paradiso. I miei padri sono altrettanti santi, i novizi altrettanti angeli». Tra i giovani confratelli era Cesare Tondini de’ Quarenghi (1839-1907) che, più di ogni altro, avrebbe raccolto la sua eredità spirituale. Il 19 settembre 1857 Agostino Šuvalov fu ordinato sacerdote a Milano da monsignor Angelo Ramazzotti, futuro patriarca di Venezia.

Il giorno dell’ordinazione, all’elevazione del calice, innalzò a Dio questa supplica. «Mio Dio, fatemi degno di dare la vita e il sangue in unione al vostro per la glorificazione della beata Vergine Immacolata nella conversione della Russia». Fu questo il sogno della sua vita, che affidò all’Immacolata, di cui l’8 dicembre 1858 Pio IX proclamò il dogma. Ricevuto in  udienza dal Papa, padre Šuvalov gli manifestò il desiderio di dedicare la sua vita al ritorno degli scismatici alla Chiesa di Roma. Nel memorabile incontro, «Pio IX mi parlò della Russia con quella fede, con quella speranza e con quella convinzione che hanno per appoggio la parola di Gesù, e con quella carità ardente da cui era mosso pensando ai suoi figli traviati, poveri orfani volontari. Queste sue parole mi infiammavano il cuore».

Padre Šuvalov si dichiarò pronto a fare il sacrificio della sua vita per la conversione della Russia. «Orbene, disse allora il Santo Padre, ripetete sempre dinanzi al crocifisso tre volte al giorno questa protesta; siate certo il vostro volere si compirà». Parigi fu campo del suo apostolato e della sua immolazione: vi si prodigò instancabilmente conquistando innumerevoli anime e dando vita alla Associazione di preghiere per il trionfo della beata Vergine Immacolata nella conversione degli scismatici orientali, e specialmente dei Russi, alla fede cattolica, detta comunemente l’Opera del padre Šuvalov.

Pio IX l’approvò con un breve del 1862 e padre Cesare Tondini ne fu l’infaticabile propagatore. Ma padre Šuvalov era morto a Parigi il 2 aprile 1859. Aveva appena terminato di scrivere la  autobiografia Ma conversion et ma vocation (Parigi 1859). Il libro, che nell’Ottocento ebbe traduzioni e ristampe, è stato presentato in una nuova edizione italiana a cura dei padri Enrico M. Sironi e Franco M. Ghilardotti (La mia conversione e la mia vocazione, Grafiche Dehoniane, Bologna 2004) e da qui abbiamo tratto le nostre citazioni. Il padre Ghilardotti si è inoltre adoperato per riportare in Italia le spoglie del padre Šuvalov, che ora riposano nella chiesa di San Paolo Maggiore a Bologna, costruita nel 1611 dai padri Barnabiti. Ai piedi di un altare sormontato da una copia della Santa Trinità di Andrei Rublev, il più grande pittore russo di icone, padre Gregorio Agostino Maria Šuvalov attende l’ora della resurrezione.

Nella sua autobiografia il barnabita russo aveva scritto: «Quando l’eresia minaccia, quando la fede languisce, quando i costumi si corrompono e i popoli si addormentano sull’orlo dell’abisso, Dio, che tutto dispone con peso, numero e misura, per risvegliarli apre i tesori della sua grazia; e ora suscita in qualche oscuro villaggio un santo nascosto, la cui efficace preghiera trattiene il suo braccio pronto a punire; ora fa apparire sulla faccia dell’universo una splendida luce, un Mosé, un Gregorio VII, un Bernardo; ora ispira, per il concorso di qualche fatto miracoloso, passeggero o permanente, il pensiero di un pellegrinaggio o di qualche altra nuova devozione, nuova forse per la forma ma sempre antica nell’essenza, un culto commovente e salutare. Tale era stata l’origine della devozione al Sacro Cuore di Gesù. questo culto nato in mezzo a mille contraddizioni in un piccolo chiostro del villaggio di Paray-le-Monial…».

Tale, potremmo aggiungere, è l’origine della devozione al Cuore Immacolato di Maria, di cui la Madonna ha chiesto la propagazione cento anni fa, in un piccolo villaggio del Portogallo. A Fatima la Madonna annunciò la realizzazione del grande ideale di padre Šuvalov: la conversione della Russia alla fede cattolica. Un evento straordinario che appartiene al nostro futuro, e che farà risuonare nel mondo le misteriose parole della Scrittura che padre Šuvalov applica alla propria conversione: Surge qui dormis, surge a mortuis et iluminabit te Christus, «Alzati, tu che dormi fra i morti e Gesù Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). (Roberto de Mattei)

Fonte: https://www.corrispondenzaromana.it/

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ROMA, PIO IX RICORDATO A SAN LORENZO AL VERANO

Foto e video del Pontificale concelebrato nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura il 7 febbraio 2017: http://wp.me/pphml-22d

 

 

 

Si ringrazia per le foto Cav. Federico Carabetta, Dott. Manfredi Ferrari Liccardi Medici, Dott.ssa Roberta Tiozzo Brasiola, Dott.ssa Federica Pasandoro, Sig.ra Antonella Fedeli, e tutti coloro i quali hanno risposto all’invito della Postulazione della Causa e dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX.

Pio IX, Papa Re e santo

Roma, Pio IX: folla di fedeli al Pontificale

ROMA, BASILICA SAN LORENZO FUORI LE MURA: PONTIFICALE PIO IX

ROMA, PIO IX RICORDATO A SAN LORENZO AL VERANO

Futuro Insieme

Ogni anno il 7 febbraio sempre più partecipato dai devoti del Beato Pontefice Pio IX, come da numerosi enti culturali ed organizzazioni di apostolato religioso caritativo e sociale.

fb10021aUna solenne Concelebrazione Eucaristica cantata, che ha avuto luogo ieri 7 febbraio 2017, nella basilica di S. Lorenzo al Verano (ove il beato Pontefice per decisione testamentaria ha voluto essere sepolto accanto al primo martire romano), è stata presieduta da S.E. Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto Norcia, con il Postulatore della causa di canonizzazione del Beato Pontefice, S.E. Mons. Carlo Liberati Arcivescovo emerito Prelato del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei e S.E.Mons. Giuseppe Orlandoni Vescovo Emerito di Senigallia.

Papa Francesco_KatsinasSua Santità Papa Francesco e S.E. Rev.ma Symeon Katsinas Archimandrita Vicario del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in Italia e Malta.

Presente l’Arcivescovo-Prelato di Loreto S.E. Mons. Giovanni Tonucci, la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori…

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Roma, Pio IX: folla di fedeli al Pontificale

7 febbraio 2017.  BASILICA SAN LORENZO FUORI LE MURA: SOLENNE CELEBRAZIONE LITURGICA PER LA CANONIZZAZIONE DI PIO IX.Pio-IX_Beato

Presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto Norcia. Concelebranti le LL.EE.RR. Mons. Carlo Liberati Postulatore della Causa di Canonizzazione del Beato Pio IX Papa e Mons. Giuseppe Orlandoni Vescovo Emerito di Senigallia.

La solenne Cerimonia Eucaristica veniva animata dal Coro “S. Maria Ausiliatrice” della Parrocchia S. Giovanni Bosco di Roma, diretto da Don Luigi Ullucci. Numerosa la partecipazione di ecc.mi presuli, clero, la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori le mura, sodali dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX e fedeli provenienti da Roma, Spoleto, Norcia, Senigallia, Imola, Gaeta, Pompei, Napoli, dalle Diocesi Suburbicarie di Roma, Viterbo, Rieti, Terni, Orte, dalle province terremotate dell’Italia Centrale e dell’Abruzzo.

Presente al Pontificale l’Arcivescovo-Prelato di Loreto S.E. Mons. Giovanni Tonucci; la Rev.da Sr. Giuseppina Testa; Fra’ Marco Galdini, o.f.m.capp.; Rev. Arciprete Don Ettore Capra Cappellano dell’ Istituto di Studi Storici Beato Pio IX; S.E. Fra’ Giacomo Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto Gran Priore di Roma del S.M.O. di Malta; Cav.Gr.Cr. Avv. Prof. Roberto Saccarello Delegato di Tuscia e Sabina del S.M.O. di Malta e del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio; Don Antonio Calvo Prior de España de la Real Cofradía de Sao Teotonio; S.E. Rev.ma Symeon Katsinas Archimandrita Vicario del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli in Italia e Malta; S.E. il Presidente Cav.Gr.Cr. Avv. Salvatore Sfrecola; Cav.Uff. Dr. Argeo Testarmata Priore della Confraternita del SS. Rosario; Principessa Donna Patrizia Torlonia; Dott.ssa Caterina Comino direttrice dell’Archivio storico di Norcia; Comm. Dott. Rodolfo Romolo Ricottini, Gr.Uff. Avv. Prof. Ernesto Liccardi Medici, Dott. Manfredi Ferrari Liccardi Medici; Cav. Prof. Enea Franza, Cav. Avv. Francesco Decio Giovanni Scardaccione, Cav. Dott. Sandro Calista Vice Delegato di Tuscia e Sabina del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio; Comm. Dott. Emilio Artiglieri; Cav. M° Dott. Massimiliano Pulvano Guelfi; Dott.ssa Federica Pansadoro; Cav. Dott. Andrea Raneri; Dott.ssa Roberta Tiozzo Brasiola; Salvatore Bartolomeo; Nicholas Trio; Cav. Davide Sallustio; Prof.ssa Tatiana Ciobanu, insieme a numerosi esponenti delle comunità cristiano ortodosse in Roma: Rumena, Moldava, Russa, Greca, Bulgara, Serba, Ukraina, Georgiana.

Il protocollo diretto dal Presidente dell’ Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Conte Cav.Gr.Cr.Prof. Fernando Crociani Baglioni, con il vessillo storico di Papa Mastai Ferretti; il servizio d’onore all’altare e sull’abside veniva espletato dai Cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio di Tuscia e Sabina, dai sodali e accademici dell’Istituto Pio IX e dai volontari del Soccorso cinofili della Protezione Civile di Spoleto, guidati dal Sig. Dante Rossi, fortemente impegnati e benemeriti nelle recenti operazioni di intervento nelle zone terremotate e colpite dal maltempo dell’Italia Centrale.

La Postulazione ha ringraziato tutti i presenti alla Celebrazione Liturgica: la comunità francescana cappuccina di San Lorenzo fuori le mura; i soccorritori volontari; il coro, gli ordini cavallereschi, gli enti e sodalizi cattolici impegnati per la riuscita del Pontificale, ogni anno sempre più partecipato dai devoti, ortodossi e cattolici, del Beato Pontefice Pio IX, come da numerosi enti culturali ed organizzazioni di apostolato religioso caritativo e sociale.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș

Roma, 8 febbraio 2017

Foto ©: Federico M Carabetta

Foto ©: Federico M Carabetta

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Pio IX, Papa Re e santo

La Chiesa Cattolica oggi celebra la memoria del beato Pio IX, al secolo Giovanni Mastai Ferretti, ultimo Papa-Re. Questa è la frase canonica di presentazione del santo odierno.beato_pio_ix

In realtà, questa asserzione non è corretta. Nella sua fredda schematicità, ciò che la rende errata è l’aggettivo “ultimo”. Ultimo naturalmente non è riferito a “Papa”, ma a “Re”. Ma il papa, qualsiasi papa, è o non è re non perché possiede o non possiede lo Stato Pontificio, non perché lo hanno fatto re gli uomini o per circostanze storiche che come si sono formate così nel tempo sono poi passate. Il papa è re perché vicario in terra di colui Che è “Re dei re”, Re dell’universo e Signore del creato, signore in quanto fattore, reggitore, governatore, e un giorno giudice; di Colui che ebbe a dire, nel pretorio dinanzi al Governatore di Roma, di Se stesso: «tu lo dici: io sono re» (Gv., 18,37). La tiara (o triregno), simbolo per secoli della regalità pontificia, non era legata al possesso dello Stato Pontificio, tanto è vero che è stata abolita da Paolo VI e non nel 1870.

Inoltre, lo Stato Pontificio esiste ancora, anche se ha cambiato nome ed è ridotto a 0,44 kmq: esiste perché ha un sovrano appunto, una bandiera, un territorio, un governo con i suoi organi, le ambasciate in Stati stranieri, è riconosciuto da quasi tutti gli altri Stati del mondo (ultimamente abbiamo scoperto che ha anche le prigioni…); purtroppo manca solo di una propria moneta e purtroppo invece possiede una banca.

Insomma, il Papa-Re esiste ancora. Piaccia o non piaccia. Ed esisterà sempre, fino alla fine del mondo, perché fino alla fine dei tempi esisterà la Chiesa Cattolica, fondata da Cristo-Dio sulla roccia denominata Pietro.

Papa Pio IX quindi non fu l’ultimo Papa-Re. Fu il pontefice a cui fu strappato lo Stato Pontificio nella sua quasi totale estensione da forze nemiche della Chiesa e della civiltà cristiana. Queste forze nemiche però, quelle di ieri (uomini del risorgimento italiano e della massoneria internazionale) e quelle sterminate di oggi, possono fare di tutto contro la Chiesa, forse anche un giorno toglierle quel 0,44 kmq che ancora possiede, possono forse massacrare i suoi uomini, o chissà cos’altro, ma non possono fare nulla contro la Chiesa come istituzione divina e umana, contro il Corpo Mistico di Cristo, contro il suo pontefice e re (perché… morto un papa, se ne fa un altro…), così come poterono calunniare, torturare e uccidere Cristo stesso, ma rimasero beffati dall’essere stati i primi strumenti del suo trionfo eterno sul male.

Tutto questo era perfettamente chiaro a Pio IX. Egli, che visse il più lungo pontificato della storia (1846-1878, 32 anni, secondo solo a san Pietro, qualora sia veramente morto nel 67), ma anche uno dei più drammatici di tutti i tempi, fu degnissimo vicario del suo Signore nel portare la croce ogni giorno per 30 anni: la croce di chi lo ingannò nel 1846-48, di chi ne usurpò il potere e poi tentò di assassinarlo costringendolo a lasciare Roma (1848-1851), di chi operò costantemente contro la Chiesa per tutto il resto del suo pontificato, di chi invase i suoi Stati, di chi perseguitò il clero italiano (Cavour e la “Nuova Italia”), di chi ripetutamente attentò alla Chiesa stessa (Garibaldi e il nuovo governo italiano), di chi lo accusò di essere un barbaro schiavista, di chi lo definì in parlamento “metro cubo di letame” e si propose apertamente di andarlo ad uccidere (Garibaldi), di chi assalì Roma il 20 settembre 1870, rendendolo prigioniero a casa sua, di chi non gli diede tregua fino all’ultimo dei suoi giorni, perseguitando la Chiesa, il clero, la fede del popolo.

Pio IX fu “alter Christus” come pochi papi nella storia lo sono stati. Egli rispose, dopo i primi due anni di tentennamenti e confusione, con una fermezza di carattere e una radicalità di fede quasi irraggiungibili, all’immenso attacco della modernità contro la Chiesa. Disse no al Risorgimento laicista e anticattolico, non perché lui fosse contro l’Italia (anzi, lui, primo degli italiani, era sostenitore del progetto di confederazione cattolica degli Stati preunitari, dimostrando così una preveggenza politica ancora oggi insuperata), ma perché quel Risorgimento, così concepito e voluto, era contro la Chiesa e la fede, e quindi contro gli italiani; disse no al positivismo e al liberalismo scettico, proclamando l’8 dicembre 1854 con immenso coraggio il più meraviglioso dogma del secondo millennio, l’Immacolata Concezione di Maria (e, caso unico nella storia della Chiesa finora, la sua eroica scelta fu benedetta direttamente da Cielo, quando, il 25 marzo 1858, nella grotta di Massabielle, la Vergine Ss.ma in persona si presentò a santa Bernadetta con le parole: “Io sono l’Immacolata Concezione”); disse no alla guerra alla Chiesa scomunicando tutti gli artefici e protagonisti dell’unitarismo italiano, mostrando un coraggio senza pari nell’andare “controcorrente” e nel seguire insuperato l’insegnamento del Signore: “siate nel mondo ma non del mondo” (magari qualcuno oggi nella Chiesa avesse un decimo di tale coraggio…); condannò il liberalismo, il socialismo e lo statalismo totalitario con una enciclica (Quanta Cura) seguita da una condanna (il Sillabo) – che impegna l’infallibilità pontificia – di 80 proposizioni errate della modernità, ponendo la Chiesa per sempre al riparo dal compromesso con la Rivoluzione gnostica ed egualitaria, ricordando che dobbiamo sempre essere dalla parte del calcagno che schiaccia il serpente, sempre, anche quando sembra che il serpente stia per vincere; disse no all’anarchia e alla democratizzazione sovversiva della Chiesa, convocando, a tre secoli dal grande Concilio di Trento, il Concilio Vaticano I ove proclamò, nonostante i forti dissensi interni, le norme dell’infallibiltà pontificia e quindi ponendo su una roccia indissolubile il Primatus Petri, su si si fonda la Chiesa Cattolica.

Infine, fu impareggiabile sostenitore delle missioni, delle riforme legittime, della propagazione della fede nel mondo (per lui il rapporto con le altre religioni si fondava sulla pacifica ma costante lotta per la conversione alla vera fede dei popoli, non sulle chiacchiere fritte del dialogo eretizzante), della diffusione di una rinnovata spiritualità fra le classi sociali umili (amico intimo di san Giovanni Bosco), patrocinatore fino ad allora insuperato di cause di santi, polo di riferimento dell’intero ecumene cattolico, restauratore della Chiesa in Inghilterra. E tanto altro si potrebbe dire.

Fu perseguitato in vita, ogni giorno. Fu perseguitato dopo la morte: quando nel 1881 si volle eseguire la sua volontà di essere tumulato non in San Pietro ma in San Lorenzo fuori le Mura, durante il trasporto della venerata salma, gruppi di massoni assalirono il carro e tentarono di gettarlo nel Tevere. Nei decenni successivi, la sua causa di beatificazione fu ostacolata dentro la Chiesa dal clero progressista e fuori la Chiesa da forze massoniche e dal mondo ebraico; nel 2000, quando Giovanni Paolo II ne proclamò la beatificazione, vi fu una spaventosa campagna mediatica di attacco internazionale contro la sua decisione, dai radicali italiani fino al Jerusalem Post, che arrivò alla calunnia infame di definirlo pedofilo… E ancora oggi il processo di canonizzazione non va avanti, in nome del dialogo con il mondo moderno.

Ma Pio IX è santo. È santo per la sua purezza personale, da cui la devozione all’Immacolata; per l’impareggiabile forza dimostrata nell’abnegazione a portare la Croce di Cristo ogni giorno per 30 anni; per il coraggio di schierarsi con Cristo ogni giorno della sua vita  e del suo lunghissimo pontificato contro i trionfanti eserciti della modernità anticristiana; per l’esercizio eroico della Fede, che seppe difendere in maniera immune dal pur minimo errore; della speranza, che non abbandonò mai fino alla morte; della carità, per cui spese tutta la sua esistenza.

Ricordiamolo – fra le mille maniere possibili – con queste sue parole, segno inequivocabile di un cuore ricolmo appunto di Fede, di Speranza, di Carità, monito per tutti noi oggi nella lotta contro i discendenti ideali di coloro che egli ebbe come suoi nemici giurati: «Quanti tiranni tentarono di opprimere la Chiesa! Quante caldaie, quante fornaci e denti di fiere, e aguzze spade! Tuttavia non ottennero nulla. Dove sono quei nemici? Sono finiti nel silenzio e nell’oblio. E dov’è la Chiesa? Ella splende più del sole».

Massimo Viglione

7 febbraio 2014

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ROMA, BASILICA SAN LORENZO FUORI LE MURA: PONTIFICALE PIO IX

Presiede S.E. Rev.ma Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto Norcia. Martedì, 7 febbraio 2017, ore 17.

2017_invito-pontificale-pio-ixVi informo tempestivamente dell’invito da parte della Postulazione della causa di canonizzazione del Beato Pio IX, al Solenne Pontificale che il 7 febbraio 2017 prossimo sarà presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Renato BOCCARDO, Arcivescovo di Spoleto Norcia, presso la Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura in Roma, dove il Beato Pontefice è sepolto, ore 17.

S.E. Rev.ma Mons. Renato BOCCARDO, Arcivescovo di Spoleto Norcia

S.E. Rev.ma Mons. Renato BOCCARDO, Arcivescovo di Spoleto Norcia

Concelebrano le LL.EE.RR. Mons. Carlo Liberati Postulatore della Causa di Canonizzazione del Beato Pio IX Papa e Mons. Francesco Manenti Vescovo di Senigallia.

La solenne Cerimonia Eucaristica viene animata dal Coro  “S. Maria Ausiliatrice” della Parrocchia S. Giovanni Bosco di Roma, diretto da Don Luigi Ullucci.

I sodali e accademici dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX, che cura il cerimoniale liturgico e civile, presenti con il vessillo storico del Beato Pontefice.

Servizio di Protocollo:

Frac e decorazioni, giletnero.
Signore: abito e velo nero.
Ufficiali: uniforme di gala e decorazioni.

Conte Cav.Gr.Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni
Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

Roma, 10 gennaio 2017

Vedi la pagina fb: https://www.facebook.com/events/216081175518752/

7 FEBBRAIO 2016, PIO IX NEL DISCORSO DEL POSTULATORE

L’OSSERVATORE ROMANO RICORDA IL PONTIFICALE PER PIO IX

S.E. Mons. Carlo Liberati acclamato Presidente Onorario dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

31 maggio: Celebrazione per la Canonizzazione del Beato Pio IX

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Cenni sulle monete di Pio IX e della Repubblica Romana nel 1849

di Alfredo Federigo Marchisio, 1893

moneta da 4 soldi coniata nel 1868, nel XXII anno di pontificato di Pio IX (foto:http://numismaticamente.it)

moneta da 4 soldi coniata nel 1868, nel XXII anno di pontificato di Pio IX (foto*)

Il Cav. Ortensio Vitalini di Roma pubblicava nello scorso anno un’operetta dal titolo: Le monete battute nel pontificato di Pio IX e nell’interregno della Repubblica Romana. Questo lavoro, di cui fu già tenuto un cenno in questa Rivista1, è un utilissimo complemento dell’opera del Cinagli, la quale termina all’anno 1848, ossia al terzo anno del Pontificato di Pio IX, del quale descrive solo 19 monete. Nel suo lavoro il Vitalini dà la descrizione di 321 monete di Pio IX, coniate dal 1846 al 1870, alle quali poi aggiunge 11 monete battute dalla Repubblica Romana nel 1849. Egli completa per tal modo la descrizione della monetazione pontificia, rendendo un segnalato servigio a tutti quelli che si occupano di questa parte della numismatica moderna.

            Senonchè la perfezione è cosa che invano si cerca in qualsiasi lavoro, e a cui nessuno autore certamente aspira; per cui, come nel Cinagli moltissime sono le monete papali dimenticate, così nel lavoro del Vitalini, quantunque dedicato a monete affatto moderne, non appaiono descritte ben 27 monete nei tre metalli, che io posseggo nella mia collezione. A complemento dunque dell’accennato lavoro, io descriverò qui in seguito queste 27 monete, alle quali ne aggiungerò un’altra, che non possiedo io stesso, ma della quale conosco l’esistenza. Farò quindi seguire uno specchio generale o prospetto di tutte le monete pontificie emesse dalle due zecche di Roma e di Bologna2, per la prima, dal dì dell’incoronazione di Pio IX all’entrata in Roma delle truppe italiane, (21 Giugno 1846-20 Settembre 1870); per la seconda, dalla stessa data dell’incoronazione al Giugno del 1859, epoca in cui cessò in Bologna la coniazione delle monete pontificie.

            Da tal prospetto, che devo precipuamente alla deferenza del Ministero delle Finanze e alla insigne cortesia dell’On. Luzzatti ex-Ministro del Tesoro, si potrà non soltanto avere un concetto esatto e preciso del quantitativo di monetazione emessa sotto Pio IX, il che per un numismatico è forse il meno; ma ancora una guida per la raccolta delle monete di quel Papa, e, ciò che più monta, una norma eccellente per determinare, anche in avvenire, il grado di rarità di qualunque moneta di quel Pontefice, e quindi la maggiore o minore facilità di rinvenirla. — In ogni modo confido che questi pochi materiali, diligentemente riuniti, potranno tornare utili a chi per avventura s’accingesse in avvenire a compilare una completa monografia delle monete di Pio IX.

            Ecco ora la descrizione delle suaccennate monete mancanti alla descrizione del Vitalini:

1. Oro. — D.: pius ix font. max. a. xxiv. Ritratto con berrettino a s.; sotto: c. voigt. — R.: stato pontificio in semicircolo; due rami legati con nastro, di quercia a d., di alloro a s.; in mezzo: 100 lire 1869 in tre linee; sotto: r.

  1. » — D.: plus ix pont. max. a. xxii. Ritratto con berrettino a s.; sotto: voigt. — R.: stato pontificio in semicircolo: due rami legati con nastro in fondo, di quercia a d., di alloro a s.; in mezzo: 50 lire 1868, in tre linee; sotto: r.
  2. Oro. — D.: pius. ix. p. m. a. xxiv. Ritratto con berrettino a s.; sotto, rosetta con ornamenti. — R.: stato pontificio in circolo, intercalato da tre stelle; due rami di foglie d’alloro e di quercia alternate, legati con nastro entro cui: 10 lire 1869, in tre linee; sotto: r.
  3. Argento. — D.: pius. ix. pont. max. anno ix. Ritratto con berrettino a s. — R.: scudo 1854, in due linee: due rami d’alloro legati con nastro; sotto: b.
  4. ” — D.: pius. ix. pont. max. an. iv. Ritratto con berrettino a s.; sotto: n. cerbara. — R.: 20 baiocchi 1849 r., in quattro linee. Corona di alloro in giro senza soluzione di continuità.
  5. ” — D.: pius. ix. pont. max. ann. v. Ritratto con berrettino a s.; sotto: n. cerbara. — R.: 20 baiocchi 1850 r., in quattro linee. Corona di alloro in giro senza soluzione di continuità.
  6. ” — D.: pius. ix. pont. max. an. vii. Ritratto con berrettino a s.; senza marca. — R.: 20 baiocchi 1852 r., in quattro linee. Corona d’alloro in giro c. s.
  7. ” — D.: pius. ix. pont. max. an. xix. Ritratto con berrettino a s.; sotto: voigt. — R.: 20 baiocchi 1865, in tre linee e in due rami di alloro legati con nastro; sotto: r.
  8. ” — D.: pius. ix. pon. max. a. xxii. Ritratto con berrettino a s.; sotto, una rosetta con due ornati. — R.: stato pontificio, in circolo con tre stelle alternate; due rami di mazzi di foglie di quercia e d’alloro alternati, legati con nastro; 2 lire 1868, in tre linee, sotto: r.
  9. ” — D.: plus. ix. pon. m. a. xxiii. Ritratto con berrettino a s.; sotto, una rosetta con due ornati. — R.: stato pontificio, in circolo, alternato con tre stelle; due rami di mazzi di foglie di quercia e d’alloro alternati, legati con nastro; 2 lire 1868, in tre linee; sotto: r.
  10. ” — D.: plus. ix. pon. m. a. xxiv. Ritratto con berrettino a s.; sotto, una rosetta con due ornamenti. — R.: stato pontificio, in circolo, alternato con tre stelle; due rami di mazzi di foglie di quercia e d’alloro alternati, legati con nastro; 2 lire 1869, in tre linee, sotto: r.
  11. » — D.: pius. ix. pon. m. a. xxiv. Ritratto con berrettino, a s.; sotto, una rosetta con due ornati. — R.: stato pontificio, in circolo alternato con tre stelle; due rami di mazzi di foglie di quercia e d’alloro alternati, legati con nastro; 2 lire 1870 in tre linee, sotto: r.
  12. Argento. — D.: pius. ix. pon. max. an. xxi. Ritratto con berrettino a s.; sotto, una rosetta con due ornati. — R.: stato pontificio, in circolo alternato con tre stelle; due rami di mazzi di foglie di quercia e d’alloro alternati, legati con nastro; 1 lira 1866, in tre linee, sotto: r.
  13. » — D.: pius. ix. pon. m. a. xxiii. Ritratto con berrettino a s.; sotto, una rosetta con due ornati. — R.: stato pontificio, in circolo alternato con tre stelle; due rami di mazzi di foglie di quercia e d’alloro alternati, legati con nastro; 1 lira 1868, in tre linee; sotto: r.
  14. » — D.: pius. ix. pont. maximus. anno. v. Stemma, senza marca, e sotto allo stemma due piccoli rami d’alloro intrecciati. — R.: 5 baiocchi 1850 r, in quattro linee entro Corona d’alloro.
  15. Rame. — D.: pius. ix. pont. maximus. anno. v. Stemma, senza marca. — R.: 5 baiocchi 1850 b, in quattro linee entro Corona d’alloro.
  16. » — D.: pius. ix. pont. max. ann. vii. Stemma, senza marca. — R.: 5 baiocchi 1853 r, in quattro linee entro Corona c. s.
  17. » — D.: pius. ix. pont. max. ann. vili. Stemma, senza marca. — R.: 5 baiocchi 1854 b, in quattro linee entro Corona c. s.
  18. » — D.: pius. ix. pon. max. ann. iv. Stemma; sotto: n. c. — R.: 2 BAIOCCHI 1850 B, in quattro linee entro Corona e. s.
  19. » — D.: pius. ix. pon. max. ann. iv. Stemma, senza marca. — R.: 2 baiocchi 1850 r, in quattro linee entro Corona c. s.
  20. » — D.: pius. ix. pon. max. anno. v. Stemma; sotto: n. c. — R.: 2 baiocchi 1850 r, in quattro linee entro Corona c. s.
  21. » — D.: pius. ix. pon. max. anno. v. Stemma, senza marca. — R.: 2 baiocchi 1850 r, in quattro linee entro Corona c. s.
  22. » — d.: pius. ix. pont. max. anno. v. Stemma; sotto: n. c. — R.: 1 baiocco 1850 r, in quattro linee entro Corona c. s.
  23. » — D.: pius. ix. pon. max. anno. ii. Stemma con in fondo due piccoli rami d’alloro intrecciati; sotto: n. c. — R.: mezzo baiocco 1847, in tre linee entro Corona c. s.; giro senza soluzione di continuità; sotto, una fuseruola orizzontale, e sotto la fuseruola: b3 .
  24. Rame. — D.: pius. ix. pon. max. anno. ii. Stemma con in fondo due piccoli rami di alloro intrecciati; sotto n. c. — R.: mezzo baiocco 1848, in tre linee, entro Corona di alloro in giro senza soluzione di continuità da s. a d.; sotto, una fuseruola orizzontale, e sotto la fuseruola, b.
  25. Bronzo. — Identica come al N. 314 del Vitalini, ma senza la marca r della zecca di Roma.
  26.    » — Rispetto al N. 315 del Vitalini va notato che vi hanno due caratteri per la leggenda del driito di cui l’uno minuto, l’altro grande; differenza che appare chiarissima, specialmente nel millesimo (1867).
  27. Oro. — Riguardo alla accennata moneta che non posseggo, ma della cui esistenza mi consta, e che è una pezza d’oro da L. 20, mi basti dire che di pezze d’oro da 20 lire, rispondenti alla descrizione del N. 65 del Vitalini, ve ne hanno di due conii diversi, come nella lira e nel soldo; l’una moneta porta il ritratto più grande, e l’altra più piccolo, per il resto sono identiche tanto al dritto che al rovescio.

            MONETE DECIMALI PONTIFICIE.

            SISTEMA ADOTTATO DALLO STATO PONTIFICIO

            dal 29 Giugno 1866

4

  1. F. Marchisio.

 Note

            ↑ Anno V, 1892, pag. 411-412.

            ↑ In questo specchio non sono comprese le cinque monete, riportate anche in apposita tavola del Vitalini, monete di una straordinaria rarità, poiché non furono che semplici prove di zecca, e queste pure coniate in numero estremamente limitato. Come ebbe ad informarmene il Marchese Senatore F. Marignoli, (che ne ebbe quattro su cinque dal Cav. Vitalini), queste monete furono coniate come saggio per la riforma del tipo monetario nella circostanza della occupazione italiana degli Stati Pontifici, e non ebbero corso, non avendo corrisposto allo scopo. Delle quattro o cinque prove di ciascuna di esse il Pontefice ne fé dono al Card. Randi, al Marchese Patrizi, all’incisore, ecc. Il tipo del pezzo da quattro soldi in argento però pare fosse unico; in ogni modo, ora non si conosce che l’esemplare della Collezione Marignoli.

            ↑ Questa moneta è molto probabilmente la descritta al N. 282 del Vitalini, ove credo omissione di stampa pura e semplice la n. c. sotto la rubrica della leggenda del dritto.

            ↑ La varietà 3 e 3 ha luogo soltanto per la zecca di Roma. La zecca di Bologna ha coniato solamente 3.

Fonte: Wikisource

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* vedi Un enigmatico “4 SOLDI” dell’ultimo Papa Re

PIO IX (1846-1878) 100 Lire 1866 XXI, Roma.

PIO IX (1846-1878) 100 Lire 1866 XXI, Roma  (foto:numismaticavaresi)

PIO IX (1846-1878) 10 Lire 1867 XXII, Roma

PIO IX (1846-1878) 10 Lire 1867 XXII, Roma (foto: numismaticavaresi)

Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti di Senigallia, 1846-1870. Coppia di medaglie di grande modulo 1867 opus C. Voigt.  Ar e Æ gr. 148.70 e 138.25 mm 70 Cristo stante di fronte, si appresta ad incoronare San Pietro e San Paolo. Rv. Legenda in dodici righe. Bart. Pio IX XXI, 12. (foto: astanumismatica.it)

Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti di Senigallia, 1846-1870. Coppia di medaglie di grande modulo 1867 opus C. Voigt.
Ar e Æ gr. 148.70 e 138.25 mm 70 Cristo stante di fronte, si appresta ad incoronare San Pietro e San Paolo. Rv. Legenda in dodici righe. Bart. Pio IX XXI, 12. (foto: astanumismatica.it)

Pio IX, 1846-1870.  Scudo d'argento 1854 a. IX.

Pio IX, 1846-1870. Scudo d’argento 1854 a. IX  (foto: astanumismatica.it)

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