PUL APRE SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE IN CAUSE DEI SANTI

La Pontificia Università Lateranense (PUL) e la Congregazione delle Cause dei Santi
(Congregazione) promuovono, per l’Anno Accademico 2021-2022, un titolo congiunto denominato Diploma di specializzazione in Cause dei Santi, conferito a coloro che intendano prestare il proprio servizio ecclesiale in qualità di Postulatori o Collaboratori presso la Congregazione o vogliano esercitare i diversi compiti connessi alla trattazione delle Cause dei Santi nelle Curie diocesane o negli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Il tempo curricolare richiesto per conseguire il Diploma di specializzazione è di due anni accademici ordinati in quattro semestri.

Sono ammessi alla Scuola di Alta Formazione, con immatricolazione al primo anno e frequenza curricolare pari a 4 (quattro) semestri, coloro che abbiano conseguito un grado accademico.

L’importo delle tasse è di 950 euro per ciascun anno della Scuola di Alta Formazione in Cause dei Santi. Le tasse danno diritto all’iscrizione e alla frequenza delle lezioni, a sostenere gli esami e all’ingresso nella Biblioteca dell’Università.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI CLICCA QUI.

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ANGELICUM, ROMA: CONCLUSA CON SUCCESSO LA CONFERENZA #COMMUNITAS 2021 “LA PREDICAZIONE E LE ARTI”

EUROITALIA news

Nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita di San Domenico . . .in un mondo che sta diventando più visivo, narrativo e secolarizzato, . . . mentre la presentazione razionale della fede viene sempre più rifiutata e . . . dove le arti, in Occidente, vengono sempre più separate dalle fonti ispirative della fede che le hanno alimentate fino al XX secolo: Communitas 2021, la conferenza interfacoltà, ha scelto come tema “la Predicazione e le Arti”.

Un grande successo per la conferenza #COMMUNITAS 2021, organizzata dall’Università Pontificia Angelicum di Roma, nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita di San Domenico (1221-2021), fondatore dell’Ordine dei Predicatori (OP).

”Ma cosa c’entra San Domenico con le immagini … Sembra che il Santo di Caleruega non fosse interessato all’uso delle immagini nella predicazione. Egli fu sostanzialmente un vir apostolicus, un uomo della parola. Per i suoi conventi “esigeva la povertà nelle costruzioni…

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Roma, 7 febbraio 2021, S. Lorenzo fuori le Mura, ore 18,30: Memoria Liturgica del Beato Pio IX

Nel 143° del pio transito di PAPA PIO IX l’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX, è lieto di promuovere la Memoria Liturgica del Pontefice santo per impetrarNe la Canonizzazione.  

Domenica, 7 Febbraio 2021, ore 18,30, alla Basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura, Santa Messa solenne presieduta da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Claudio Palumbo Vescovo di Trivento. 

Gentiluomini: frac, gilet nero, decorazioni
Dame: abito e velo nero
Ecclesiastici: abito corale

R.S.V.P. e-mail: istitutostudistorici@gmail.com cell. 335 660 5913

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni
Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

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Le apparizioni e la medaglia

Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac

Il cielo è sceso sulla terra… Da Giugno a Dicembre del 1830 Suor Caterina, giovane novizia delle Figlie della Carità, riceve l’immensa grazia di intrattenersi per ben tre volte con la Maria Vergine. Durante i mesi precedenti, Caterina ha beneficiato di altre apparizioni. San Vincenzo de Paoli le ha manifestato il suo cuore. In preghiera nella cappella, Caterina vide, per tre giorni di seguito, il cuore di San Vincenzo di tre colori diversi. Le appare dapprima bianco, colore della pace; poi rosso, colore del fuoco; infine nero, simbolo delle disgrazie che sarebbero cadute sulla Francia e su Parigi in particolare.
Poco tempo dopo, Caterina ha visto il Cristo presente nell’Eucaristia, al di là delle apparenze del pane. « Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio Seminario, eccettuate le volte durante le quali dubitavo. »
Il 6 Giugno 1830, festa della Santa Trinità, Il Cristo le è apparso come un Re crocifisso spogliato di tutti i suoi ornamenti.

Santa Caterina Labouré

Le apparizioni

Une notte d’estate

Il 18 Luglio 1830, la vigilia della festa di San Vincenzo, che Caterina ama tanto, la giovane novizia ricorre a colui di cui ha visto il cuore, traboccante d’amore, perché l’aiuti ad esaudire il suo grande desiderio di vedere la Santa Vergine. Alle 11, 30 di notte, si sente chiamare per nome.
Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi:
« La Santa Vergine ti attende»
le dice. Caterina si veste e segue il bambino che diffonde raggi di luce dappertutto dove passa
Arrivati nella cappella, Caterina si ferma dalla parte della sedia del sacerdote, situata nel coro. Ode allora come il fruscio di una veste di seta. Son petit guide dit:
«Ecco la Santa Vergine »
Disse la sua piccola guida. Caterina esita a credere. Ma il fanciullo ripete con una voce più forte:
« Ecco la Santa Vergine. »
Caterina corre ad inginocchiarsi presso la Madonna che è seduta sulla sedia (del sacerdote) « Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei,e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria.
Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose.
Caterina riceve l’annuncio di una missione e la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto dal Padre Aladel il 2 Febbraio 1840.


Il 27 Novembre

Il 27 Novembre 1830 alle 17, 30, durante la meditazione, Caterina vede nel posto dove ora è situata la statua della Santa Vergine del globo, come due quadri viventi che passano in dissolvenza incrociata. Nel primo, la Santa Vergine è in piedi su una semisfera (globo terrestre) e tiene tra le mani un piccolo globo dorato. I piedi di Maria schiacciano un serpente.
« Questi raggi sono il simbolo delle grazie che Maria ottiene per gli uomini.»
Nel secondo, dalle sue mani aperte escono raggi di uno splendore abbagliante. Nello stesso tempo Caterina ode una voce, che dice :
« Ces rayons sont le symbole des grâces que je répands sur les personnes qui me les demandent ».
Poi un ovale si forma attorno all’apparizione e Caterina vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta.
« O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te ».
scritta in lettere d’ oro.
Subito dopo la medaglia si gira e Caterina vede il rovescio: in alto una croce sormonta la M di Maria, in basso due cuori, l’uno incoronato di spine, l’altro trapassato da una spada. Caterina ode allora queste parole :
« Fai coniare una medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con fede riceveranno grandi grazie ».


Addio

Nel mese di Dicembre del 1830, durante la meditazione, Caterina sente di nuovo un fruscio, questa volta dietro l’altare. Lo stesso quadro della medaglia si presenta vicino al tabernacolo, ma un po’ più in dietro.
« Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più ».
E’ la fine delle apparizioni. Caterina riferisce al suo confessore, il Padre Aladel, circa le richieste della Madonna. Il Sacerdote reagisce negativamente, proibisce a Caterina di pensare a queste cose. Lo choc è forte.
Il 30 Gennaio 1831, il seminario per lei termina. Caterina prende l’abito. Il giorno dopo, va all’ospizio di Enghien fondato dalla famiglia d’Orléans, che si trova al N° 12 di via de Picpus, à Reuilly, nella zona Est di Parigi, in un quartiere povero, dove lei servirà i poveri per ben 46 anni, in incognito.


La medaglia

In questa cappella, scelta da Dio, la Vergine Maria, in persona, è venuta a rivelare la sua identità, attraverso un piccolo oggetto, una medaglia, destinata a tutti, senza distinzioni!
L’identità di Maria è stata oggetto di discussioni tra teologi, fin dai primi tempi della Chiesa. Nel 431 il concilio di Efeso proclamò il primo dogma mariano: Maria madre di Dio. A partire dal 1830, l’invocazione
« O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi »
che sale verso il cielo, mille e mille volte ripetuta, da mille e mille cuori di cristiani di tutto il mondo, dietro domanda stessa della Madre di Dio, ha prodotto i suoi effetti!
L’ 8 dicembre 1854 Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione: Maria, per una grazia speciale, che Le è stata concessa prima della Redenzione, meritata da suo Figlio, è senza peccato fin dal suo concepimento.
Quattro anni più tardi, nel 1858, le apparizioni di Lourdes confermeranno a Bernadetta Soubirous il privilegio della Madre di Dio.
Maria, Cuore immacolato, è la primizia dei riscattati dai meriti di Gesù Cristo. Maria è la luce della nostra Terra. Tutti noi, come lei, siamo destinati alla felicità eterna.
Una medaglia, miracolosa… perchè?… luminosa in che cosa?… e dolorosa?


miracolosa

Qualche mese dopo le apparizioni, Suor Caterina è inviata al ricovero di Enghein (Parigi, 12°) per curare gli anziani. La giovane suora si mette al lavoro. Ma una voce interiore insiste: si deve far coniare la medaglia. Caterina ne riparla al suo confessore, Padre Aladel.
Nel Febbraio 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti! In Giugno le Figlie della Carità cominciano a distribuire le prime 2.000 medaglie, fatte coniare da Padre Aladel.
Le guarigioni si moltiplicano, come le protezioni e le conversioni. Fu un avvenimento straordinario. Il popolo di Parigi chiamò la medaglia «miracolosa».
Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 medaglie. Nel 1835 nel mondo intero ce n’era già più di un milione. Nel 1839 la medaglia era diffusa in più di dieci milioni di esemplari. Alla morte di suor Caterina, nel 1876, si contava già più di un miliardo di medaglie!

Le parole e le immagini impresse sul diritto della medaglia esprimono un messaggio con tre aspetti intimamente legati.
« O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi »
L’identità di Maria ci è rivelata qui esplicitamente: la Vergine Maria è immacolata fin dal concepimento. Da questo privilegio, che le deriva dai meriti della Passione di suo Figlio Gesù Cristo, ne scaturisce tutta la sua potenza d’intercessione, che ella esercita per coloro che la pregano. Ed è per questo che la Vergine invita tutti gli uomini a ricorrere a Lei nelle difficoltà della vita. I suoi piedi sono posati sulla metà del globo e schiacciano la testa al serpente.
La semi sfera è il globo terrestre, il mondo. II serpente,come presso gli Ebrei e i Cristiani, simboleggia Satana e le forze del male.
La Vergine Maria stessa, è impegnata nella battaglia spirituale, nella lotta contro il male, di cui il nostro mondo è il campo di battaglia. Maria ci chiama ad entrare nella logica di Dio, che non è la logica di questo mondo. E’ questa la grazia autentica, quella della conversione, che il cristiano deve chiedere a Maria per trasmetterla al mondo.
Le sue mani sono aperte e le sue dita sono ornate di anelli ricoperti di pietre preziose, dalle quali escono raggi, che cadono sulla terra, allargandosi verso il basso.
Lo splendore di questi raggi, come la bellezza e la luce dell’apparizione, descritte da Caterina, richiamano, giustificano e nutrono la nostra fiducia nella fedeltà di Maria (gli anelli) nei confronti del suo Creatore e verso i suoi figli, nell’efficacia del suo intervento (i raggi di grazia, che cadono sulla terra) e nella vittoria finale (la luce), poichè lei stessa, prima discepola, è la primizia dei salvati.


dolorosa…

La medaglia porta sul suo rovescio una lettera e delle immagini, che ci introducono nel segreto di Maria.
La lettera « M » è sormontata da una croce.
La « M » è l’iniziale di Maria, la croce è quella di Cristo. I due segni intrecciati mostrano il rapporto indissolubile che lega Cristo alla sua santissima Madre. Maria è associata alla missione di Salvezza del- l’umanità da parte del figlio suo Gesù e partecipa, attraverso la sua compassione (cum+ patire= patire insieme), all’atto stesso del sacrificio redentivo di Cristo.
In basso, due cuori, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trapassato da una spada. Il cuore coronato di spine è il cuore di Gesù. Ricorda l’episodio crudele della Passione di Cristo, prima della morte, raccontata nei Vangeli. Il cuore simboleggia la sua Passione d’amore per gli uomini.
Il cuore trafitto da una spada è il cuore di Maria, sua Madre. Si riferisce alla profezia di Simeone, raccontata nei Vangeli, il giorno della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme da Maria e Giuseppe. Simboleggia l’amore di Cristo, che è in Maria e richiama il suo amore per noi, per la nostra salvezza e l’accettazione del sacrificio del suo Figlio.
L’accostamento dei due Cuori esprime che la vita di Maria è vita d’intima unione con Gesù.
Attorno sono raffigurate dodici stelle.
Corrispondono ai dodici apostoli e rappresentano la Chiesa. Essere Chiesa, significa amare Cristo, partecipare alla sua passione, per la Salvezza del mondo. Ogni battezzato è invitato ad associarsi alla missione del Cristo, unendo il suo cuore ai Cuori di Gesù e di Maria.
La medaglia è un richiamo alla coscienze di ciascuno, perché scelga, come Cristo e Maria, la via dell’amore, fino al dono totale di sé.

Fonte: https://www.chapellenotredamedelamedaillemiraculeuse.com/langues/italiano/le-apparizioni-e-la-medaglia/

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Gunnar Riebs, “Giovanni XXIII: Il miracolo della Bontà”

Giovanni XXIII: Il miracolo della Bontà
L’edizione italiana del volume in lingua olandese che ripercorre la vita, il pensiero, le opere, i gesti più significativi e il Magistero di Papa Giovanni XXIII attraverso le testimonianze di: il cardinale Giovanni Battista Re, il cardinale Paul Poupard, il cardinale Francesco Marchisano (†), il cardinale Leo Jozef Sueneus (†), il cardinale Loris Francesco Capovilla (†), mons. Bruno Bernard Heim (†), mons. Justo Mullor Garcia (†), mons. Jan Van Cauwelaert (†), mons. Jean Petrus Canisius van Lierde (†), Suor Caterina Capitani (†), Gunnar Riebs,.

La Prefazione è a firma del cardinale Angelo Comastri.

 

L’Autore: Gunnar Riebs, (1960, Lovanio, Belgio) è Direttore del Centro Cardinale Jozef Cardijn, per la formazione religiosa dei giovani, Console Generale Onorario della Repubblica di Slovacchia per il Belgio e Magistrato presso la Corte di Appello del Lavoro di Anversa.
È autore di raccolte di poesie e di varie pubblicazioni tra cui citiamo quelle sul compositore belga Jean De Middeleer e sul Principe Carlo, Reggente del Regno del Belgio, tradotte in diverse lingue.
Il volume è destinato a tutti i fedeli.

https://www.vaticanum.com/it/giovanni-xxiii-il-miracolo-della-bonta-gunnar-riebs

Il Papa della bontà

Sua Santità Papa Francesco riceve in udienza S.E. Gunnar Riebs con sua figlia Elizabeth Riebs.


«IL CAMMINO È QUELLO GIUSTO». GIOVANNI XXIII ALL’AZIONE CATTOLICA

L’attribuzione di Papa della bontà esplose il 7 marzo 1963, domenica delle Palme, nella parrocchia romana di San Tarcisio al Quarto Miglio, allorché il pontefice visitò quella comunità in piena campagna elettorale. Per l’occasione, i segretari dei partiti in lizza decisero unanimemente di eliminare manifesti e striscioni propagandistici e di sostituirli con molti teli bianchi su cui spiccava la dicitura: Evviva il Papa buono. L’episodio rende onore e giustizia a tutti per l’esempio dato di sapersi unire nel tributare onore e affetto al Padre comune. Quell’Evviva non istituì paragoni e nemmeno costrinse il pontefice dentro la ristretta cornice della bontà comecchessia. Esso tradusse in qualche modo il complimento che, a nome dei colleghi del Corpo diplomatico, Georges Vanier, ambasciatore del Canada a Parigi, aveva rivolto dieci anni prima al neo-cardinale patriarca di Venezia nell’incontro di congedo: «Ho letto che una gran parte della rinomanza di Bergamo era un tempo dovuta principalmente a tre attività: la produzione dei vini, la lavorazione della seta, l’estrazione del ferro. I vini di Bergamo, eminenza, sono un po’ la ricchezza del vostro cuore e la vivacità del vostro spirito. La seta richiama la finezza del vostro temperamento di diplomatico, l’iridescenza del vostro senso delle sfumature. Essendo voi il prodotto di un paese della seta, non somiglierete certo a uno di quei cardinali severi alla Goya; no, voi avete la forza temprata dalla dolcezza che si trova piuttosto nei quadri di Raffaello. Quanto al ferro di Bergamo esso evoca la solidità dei princìpi che ispirano la vostra vita e la fermezza di carattere che non transige con la verità […]. Voi siete nel pieno vigore, eminenza, e avete sicuramente davanti a voi numerosi anni, durante i quali potrete compiere felicemente le opere del buon Pastore» (A.G. RONCALLI, Souvenirs d’un Nonce. Cahiers de France (1944-1953), Edizioni di storia e letteratura, Roma 1963, pp. 47-48.).

Il Papa San Giovanni Paolo II riceve, in occasione di udienza, una copia del libro “Giovanni XXIII Il miracolo della bontà”, di Gunnar Riebs.

Papa della bontà! Episodi diversissimi e sintomatici, dichiarazioni stupefacenti di qualificati rappresentanti della cultura e della religione convincono che il passaggio di Giovanni XXIII sulla scena del mondo confermò il valore attraente della bontà evangelica, che «conserva pur sempre un posto d’onore nel discorso della Montagna: beati i poveri, i miti, i pacifici, i misericordiosi, gli assetati di giustizia, i puri di cuore, i tribolati, i perseguitati» (Giornale dell’anima, § 841.).

Il segreto del successo di Roncalli sta nella matrice tradizionale, e, ciononostante, dinamica, della sua formazione e cultura ecclesiastica, nell’apparente paradosso tra severo conservatorismo e umana ed evangelica apertura.
Piccolo alunno del seminario bergomense innestò la sua sensibilità nel solido tronco dei severi orientamenti ecclesiastici di ispirazione patristica; chierico appena quattordicenne iniziò a scrivere il suo Giornale dell’anima e continuò sino a ottantuno anni, senza mai mutare temperamento e costume. Lungo tutto l’arco della sua esistenza egli rimaselo stesso prete della giovinezza, con quella sua caratteristica e mai smentita coerenza di pensiero e di azione, chetrova preciso riscontro in ogni variazione di ministero e di ufficio, pur nei limiti, coi difetti e le carenze di natura, di ambiente e di momento storico in cui dovette operare.
Egli è stato, pertanto, un prete all’antica, abbarbicato nel terreno solido della rivelazione cristiana, che diede tono e slancio al suo servizio. Egli volle essere il prete segnato a fuoco dalla familiarità con Cristo, e di null’altro preoccupato se non del nome, del regno e della volontà di Dio.

S. Em. Card. Giovanni Battista Re riceve una copia del libro “Giovanni XXIII Il miracolo della bontà”, di Gunnar Riebs.


Lo lasciò intuire in un memorabile discorso al clero romano: «La persona del sacerdote è sacra […]. La buona indole, gli studi severi, la proprietà della parola e del tratto sono come il mantello che avvolge l’umanità del sacerdote: ma la linfa divina della sua applicazione ai divini misteri e alle opere dell’apostolato, egli continuerà ad attingerla dall’altare. Quello è il posto suo che gli conviene innanzi tutto. Di là egli parla ai fedeli e nel volgersi a essi con linguaggio elaborato nella meditazione e fatto suo, egli ha da apparire come di casa nel tempio del Signore e le sacre parole del messale, del breviario, del rituale devono risuonare nell’intimità misteriosa della sua anima prima che sotto le volte del santuario» (25 gennaio 1960).
Papa Giovanni, il buono, non suscita nostalgie, il che equivarrebbe a guardare indietro; piuttosto egli ci stimola a tentare l’avventura della testimonianza e ci invita a riaprire il Libro divino per scoprirvi l’ispirazione alla fedeltà e al rinnovamento, binomio da lui coniato come filo conduttore del Concilio Vaticano II e della sua fedele attuazione. Questo Angelo Giuseppe, angelo del Signore, rinnova ora il monito del vigilare mentre incombe la notte; di prestare attenzione, di non arrendersi alle mode ricorrenti e cangianti; e lo fa con l’autorità dei carismi ricevuti, l’eloquenza dell’esempio, la forza della bontà e della santità.
Benedetto papa Giovanni! Ci ha dato l’esempio di saper toccare le anime prima ancora di aprire le labbra. Come del resto egli parlava al suo Signore con il testo mirabile dell’Imitazione di Cristo: «O Gesù, splendore di gloria eterna, conforto dell’anima pellegrina. Presso di te la mia bocca è senza voce, e ti parla il mio silenzio» (Libro III, 21,4.).


Card. Loris Francesco Capovilla

 

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PIO IX E SAN GIUSEPPE

Il culto di S. Giuseppe nella Chiesa
Il decreto Quemadmodum Deus, con il quale Pio IX proclamava S. Giuseppe patrono della Chiesa universale, affermò che «la Chiesa ebbe sempre in grandissimo onore e ricolmò di lodi il beatissimo Giuseppe e di preferenza a lui ricorse nelle angustie».
Tale espressione, considerata alla sola luce dei documenti storici, è difficilmente documentabile e, perciò, potrebbe sembrare – se non addirittura errata – almeno come facente semplicemente parte del formale ed iperbolico stile dei documenti legali.
In realtà, essa vuole esprimere una situazione “di diritto”, ossia connaturale al ruolo e alla dignità che ebbe S. Giuseppe, anche se “di fatto” la sua presa di coscienza da parte della Chiesa dovette attendere una lenta maturazione. Il “diritto” è fondato sulla funzione che S. Giuseppe ha avuto e continua ad avere nell’economia della salvezza. Il riconoscimento di questo diritto, già affermato a livello popolare, fatica invece ancor oggi a farsi un varco nel campo della cultura sacra.

Domenico Tojetti, Pio IX protetto da san Giuseppe nel crollo di un pavimento (1860), affresco, Basilica di sant’Agnese in Nomentana, Roma

Quemadmodum Deus
Il patrocinio di S. Giuseppe fu proclamato l’8 dicembre 1870 da Pio IX per mezzo della S. Congregazione dei Riti col decreto Quemadmodum Deus, che venne promulgato durante la Messa solenne nelle basiliche di S. Giovanni in Laterano, S. Pietro in Vaticano e S. Maria Maggiore.
Si tratta di un decreto che, al dire di Giovanni XXIII, “aprì una vena di ricchissime e preziose ispirazioni ai Successori del nono Pio”.
La figura di S. Giuseppe viene illustrata attraverso il ruolo che ebbe il patriarca Giuseppe nella storia della salvezza. Quello che Giuseppe, figlio dell’antico Giacobbe, fu in relazione alla vita naturale di Israele, lo fu S. Giuseppe riguardo alla vita soprannaturale degli uomini.
Se questa analogia non è originale, trovandosi già nella letteratura medievale, la sua presenza nel documento pontificio la rende, tuttavia, autorevole, confermando per S. Giuseppe il suo condizionante ruolo nella storia della salvezza. Dalle mani dei due Giuseppe sono dipesi i destini di due famiglie tanto collegate alle sorti dell’umanità.
Il decreto pone innanzi tutto in evidenza la dignità unica di S. Giuseppe “costituito da Dio signore e principe della sua casa e della sua possessione ed eletto a custode dei divini tesori”. L’immacolata Vergine Maria fu sua sposa e Gesù – il desiderato delle genti – si degnò di essere creduto suo figlio e gli fu sottomesso: a Giuseppe toccò non solo di vederlo, ma di conversare con lui, abbracciarlo e baciarlo con paterno affetto e di averne cura.
Poiché Giuseppe è secondo in dignità solo alla Vergine ed è stato onorato da Dio in modo così eccezionale, è ragionevole che la Chiesa faccia ricorso a lui nelle proprie angustie. Il documento non può fare a meno di definire come “tristissimi” quei tempi: “La Chiesa trovasi talmente dappertutto aggredita dai suoi nemici, e da tali gravissime difficoltà oppressa, che gli empi già si persuadono essere ormai venuto il tempo in cui le forze dell’inferno abbiano sopra di essa a prevalere”.

L’arazzo del Patrocinio di San Giuseppe voluto da Pio IX per la Basilica di San Pietro è ora nella Parrocchia di S. Giuseppe all’Aurelio (Roma)

La “luttuosa condizione dei tempi” persuade Pio IX a “mettere se stesso e tutti i fedeli sotto il potentissimo patrocinio del santo Patriarca Giuseppe”, sollecitato a farlo “dai Venerabili Vescovi di tutto il mondo cattolico a nome loro e anche dei rispettivi greggi” e dal “Sacro Ecumenico Concilio Vaticano”.
S. Giuseppe viene, quindi, dichiarato solennemente Patrono della Chiesa cattolica.

Apri il file pdf  Pio-IX-e-San-Giuseppe e continua a leggere.

Fonte: Movimento Giuseppino

Vedi anche https://www.oblatidisangiuseppe.com/

Murillo, Sacra Famiglia (1650)

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Il Vescovo di Trivento celebra a San Lorenzo per Pio IX

Il ventennale di fondazione dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX ha coinciso quest’anno con una solenne celebrazione, la più solenne di detto periodo, per impetrare la canonizzazione del Beato Pontefice Pio IX.
Il 7 di febbraio 2020 si è peraltro ricordato quando ancora in precedenza, il 13 maggio 1992, si celebrava sempre in San Lorenzo fuori le Mura il bicentenario di nascita del conte Giovanni Maria Mastai Ferretti. Quel giovane aristocratico marchigiano che rapidamente divenne prelato, arcivescovo di Spoleto, vescovo di Imola, cardinale e nel giugno 1846 eletto Sommo Pontefice con il titolo di Pio IX a soli 54 anni. Un arco di vita lungo e venerando ad 86 anni ed il più lungo pontificato della storia della Chiesa, per 32 anni. Superando lo stesso pontificato venticinquennale di San Pietro.

Toccante la sacra Liturgia solennizzata dal coro diretto da Don Luigi Ullucci, e dalla maestria d’organo dei laici salesiani di S. Maria Ausiliatrice. I momenti salienti della Celebrazione a cominciare dall’ingresso processionale seguendo poi tutti i passaggi della Santa Messa cantata, venivano solennizzati dai canti come dalle musiche liturgiche che abbracciavano tutto il repertorio sacro, dal gregoriano alle moderne composizioni di Marco Frisina.

S.E. Mons. Claudio Palumbo Vescovo di Trivento

Il colpo d’occhio rimane impresso nella sentita partecipazione dei sodali dell’Istituto accorsi da Spagna, Francia, Austria, Scozia Romania, Brasile e Senegal; nonché da molte regioni italiane del Nord, Centro e Sud, e dei devoti del Pontefice santo. Il rito tuttavia sobrio rendeva emozionante lo svolgersi della Santa Messa, presieduta da S.E. Mons. Claudio Palumbo Vescovo di Trivento, Diocesi del Molise, affiancato da numerosi concelebranti (Mons. Sandro Corradini Protonotario Apostolico, Prelato teologo em. della Congregazione per le Cause dei Santi; Mons. Vittorio Formenti Prelato d’Onore di Sua Santità, Officiale della Segreteria di Stato; Padre Armando Ambrosi Rettore della Basilica con la sua comunità cappuccina; Don Ettore Capra; Don Stefano Sivilla Clary; Don Renato Tarcísio de Moraes Rocha).

Il presule, non a caso uomo di profondi studi storici ed “appassionato” della figura e dell’opera di questo Papa, rendeva una toccante omelia che abbracciava tutta la spiritualità e biografia del Pontefice che abbiamo acclamato santo. Un Papa martire, che ebbe a subìre persecuzione, odio, insulti, minacce alla Sua pacifica dignità. Amava i suoi nemici, pregava per loro, così come dichiarò allo stesso Garibaldi dal quale subì l’aggressione del novembre 1867 ed allo stesso re Vittorio Emanuele II, dal quale subì l’aggressione del settembre 1870 e le successive spoliazioni della Chiesa in Roma ed in tutto lo Stato Romano.
Uomo di grandi vedute metapolitiche, per le quali concepiva un’assetto federale dell’Italia intera secondo il modello vagheggiato da Gioberti, da Rosmini e dallo stesso Cattaneo, che avrebbe ricalcato il processo unitario federale della Germania, dell’Austria-Ungheria, della Svizzera, del Belgio, della Gran Bretagna, e come tale in voga nell’Europa di metà Ottocento. Nel rispetto delle specifiche identità dei popoli che avrebbero perseguito vie pacifiche di convivenza e affratellamento, conservando le peculiari caratteristiche culturali e morali delle rispettive regioni di appartenenza. Altro che negatore dell’unità d’Italia! Altro che avversario del Risorgimento! Pio IX fu l’antesignano dell’unità d’Italia così come Egli la immaginava, non certo sotto forma delle successive invasioni e annessioni rispetto al Piemonte, contrassegnate da guerre fratricide, violenze, soprusi, spogliazioni e spargimento di sangue; e sradicamento delle specificità proprie delle diverse contrade d’Italia. Fu dunque sovrano di un principato civile prospero e pacifico che subì l’invasione del 1860, che privò lo Stato Pontificio dell’Italia Centrale senza dichiarazione di guerra; l’aggressione rivoluzionaria del 1867 di una masnada di forze irregolari garibaldine; e quella finale del 1870, pur essa senza dichiarazione di guerra ed in violazione  della Convenzione stipulata tra il governo subalpino e la Francia. Nonostante il supporto di un esercito volontario costituito dagli zuavi provenienti da tutta Europa, dovette subire la violenza di Porta Pia ed ordinare la resa ad una armata che per l’onore militare voleva battersi fino in fondo. Alla resa seguirono le spoliazioni, l’umiliazione dei soldati volontari, l’unilaterale “legge delle guarentigie” e la persecuzione della religione che si protrasse sino alla Conciliazione.

A destra, nella foto: Mons. Sandro Corradini (La cripta della Basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura custodisce la teca con le spoglie del Beato Pio IX)

Seguirono otto lunghi anni di prigionia in Vaticano, alleviata tuttavia dai pellegrinaggi che a centinaia di migliaia convergevano su Roma provenienti da ogni parte d’Europa e dalle Americhe per tutto il restante pontificato, sino al 7 febbraio 1878, quando il pio transito lo colse sereno in Vaticano. Per legato testamentario volle essere sepolto in San Lorenzo fuori le Mura, accanto al protomartire romano Lorenzo e per giacere accanto ai suoi fedeli romani ivi sepolti in campo Verano.

Accanto ai fedeli devoti del Beato Pio IX, presenti autorità civili, accademiche, diplomatiche, giudiziarie e militari con i discendenti Principessa Patrizia Torlonia,  Conte Ferretti,  e numerosi esponenti del patriziato e nobiltà romana.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

Roma, 11 febbraio 2020

 

Il Sindaco di Lanuvio Dott. Luigi Galieti; Il Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Il Ministro Plenipotenziario Avv. Prof. Roberto Saccarello

Padre Armando Ambrosi

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni con il vessillo storico di Pio IX; Avv. Pasquale Landolfi Consigliere di Corte d’Appello; Contessa Simona Cecilia Crociani Baglioni; Avv. Maria Rita Agata Bonanni; Avv. Arnaudo Bonanni.

 

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, 7 febbraio 2019: L’Arcivescovo Francesco Canalini presiede a San Lorenzo la Memoria Liturgica per il Beato Pio IX

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, 7 febbraio 2018Roma, Memoria Liturgica per la Canonizzazione di Pio IX, nel CXL°

 

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, 7 febbraio 2017: Pontificale concelebrato nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura il 7 febbraio 2017http://wp.me/pphml-22d 

ROMA, BASILICA SAN LORENZO FUORI LE MURA: PONTIFICALE PIO IX

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, 7 febbraio 2016: PIO IX VERSO LA CANONIZZAZIONE

31 maggio 2016: Celebrazione per la Canonizzazione del Beato Pio IX

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, 7 febbraio 2015:  PONTIFICALE PER PIO IX A S. LORENZO AL VERANO, IN ATTESA DELLA CANONIZZAZIONE 

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, 7 febbraio 2014Pontificale per la Causa di canonizzazione del Beato Pio IX Papa

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Roma, San Lorenzo: Memoria Liturgica del Beato Pio IX, il 7 febbraio

Per il 142° del pio transito di PAPA PIO IX il nostro sodalizio, nel ventennale della sua fondazione, è lieto di promuovere la Memoria Liturgica del Pontefice santo per impetrarNe la Canonizzazione.   

 Venerdì 7 Febbraio 2020, ore 16:30, alla Basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura, Santa Messa solenne presieduta da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Claudio Palumbo Vescovo di Trivento. Concelebra Padre Armando Ambrosi Rettore della Basilica con la sua comunità cappuccina.

La Celebrazione eucaristica sarà solennizzata dal Coro Salesiano di Santa Maria Ausiliatrice, diretto dal Rev. Don Luigi Ullucci della Parrocchia di San Giovanni Bosco di Roma.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

istitutostudistorici@gmail.com

“Sommo Pontefice, che, proclamando apertamente la verità di Cristo, a cui aderì profondamente, istituì molte sedi episcopali, promosse il culto della beata Vergine Maria e indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I” (http://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/pio-ix.html)

Scarica la locandina: Celebrazione 7 febbraio 2020 Pio IX – San Lorenzo

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Roma, Accademia d’Egitto. Celebrato il 150° anniversario del Canale di Suez

Conferenza “Suez 150 anni. Passato e futuro del Canale che ha cambiato il volto del commercio globale”, Venerdì 8 novembre 2019, presso l’Accademia d’Egitto a Roma. Nel sontuoso  palazzo di Valle Giulia,  ha avuto luogo in contemporanea la mostra fotografica e bibliografica sul Canale di Suez, inaugurato il 17 novembre 1869.

Con il desiderio di rafforzare i legami culturali con l’Egitto, l’evento “L’Europa e il Canale di Suez. Il contributo italiano alla realizzazione, 1859-1869“ è stata curato e presentato dal  dott. Giovanni Cipriani,  segretario generale del Centro per la Promozione del Libro. Ricordata la benedizione e simbolica adesione alla storica impresa del Pontefice regnante Pio IX.

Presenti l’ambasciatore d’Egitto  in Italia, S.E. Hisham Badr,  il quale presentava la nuova direttrice dell’Accademia d’Egitto; il vice-direttore generale agli Affari Politici del Ministero degli Esteri,  S.E. Diego Brasoli; il presidente della Camera di Commercio Italo-Araba, Cesare Trevisani; per Assarmatori, Jeannie Gregori; per l’Istituto Affari Internazionali, Nicolò Sartori.  Con l’on. Mario Borghezio, il presidente di Assodiritti avv. Fabrizio Abbate, il  presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX, conte Fernando Crociani Baglioni, ed il segretario generale dell’Istituto medesimo,  contessa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas.

Ph. Fabrizio Abbate

Suez 150. Passato e futuro del Canale che ha cambiato il volto del commercio globale

Dopo l’inaugurazione della mostra, la sala delle conferenze dell’Accademia d’Egitto ha ospitato il convegno “Suez 150 anni. Passato e futuro del Canale che ha cambiato il volto del commercio globale”, organizzato dall’Associazione Polikòs insieme all’Ambasciata d’Egitto in Italia con la partecipazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Joint Italian Arab Chambre of Commerce, di Assarmatori e dell’Istituto Affari Internazionali.

Il convegno ha analizzato l’importanza del Canale nei suoi molteplici aspetti: dal ruolo strategico per il commercio globale alle sfide logistiche euro-mediterranee per connettere i Paesi dell’Area MENA ed europei ai ricchi mercati dell’Estremo Oriente, passando per la centralità del Canale nella proiezione internazionale dell’Egitto e per lo storico rapporto tra Roma ed Il Cairo.

 

· ​Nel 150° anniversario dell’inaugurazione del Canale di Suez ·

«Passeranno pel Canale dall’un mare all’altro»

Articolo di Fabrizio Peloni pubblicato su L’Osservatore Romano:  http://www.osservatoreromano.va/it/news/passeranno-pel-canale-dallun-mare-allaltro

a cura della Segreteria  Generale dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

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Economia dello Stato della Chiesa

Articolo di Mattia Tuccelli.

Amanti della storia

I tentativi di riforma dell’ultimo papa-re, Pio IX.

90012G Ritrattato di Pio IX

Il pontificato di Papa Pio IX inizia nel 1847 con grandi speranze: ad aprile venne istituita la Consulta di Stato, un organismo consultivo con competenze su materie economiche, amministrative e militari. Terminò le sue funzioni con la promulgazione dello Statuto e la successiva apertura delle due Camere (maggio 1848).

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