Roma, Pontificale per Pio IX alla Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura: 7 febbraio 2022, ore 18,30

Lunedì, 7 febbraio 2022, ore 18,30, sarà celebrato il Pontificale e Memoria Liturgica del Beato Pio IX Papa, presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Claudio PALUMBO, Vescovo di Trivento, onde impetrarNe la Canonizzazione.

Alla Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, DIOCESI DI ROMA, Piazzale del Verano, 3 ROMA.

Ad animare la Celebrazione Eucaristica, organizzata dalla Basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura e dall’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX, la “Corale Maria Ausiliatrice”, diretta dal M° Don Carmine Ciavarella Sdb. Con l’organista Saveria Sofi.

Al termine della Santa Messa solenne, seguirà la processione nella cripta, dove riposano le spoglie del Pontefice Mastai Ferretti.

Ecclesiastici: abito piano.

Gentiluomini: frac, gilet nero, decorazioni.

Dame: abito e velo nero.

Scarica la locandina in formato PDF.

Segue agape fraterna, previa prenotazione.

Info: Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

Presidente Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni

E-mail: istitutostudistorici@gmail.com

Cell. +39 335 6605913

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3 gennaio: Santissimo Nome di Gesù

Le litanie del Santissimo Nome di Gesù, composte nell’ambito della predicazione di san Bernardino da Siena e di san Giovanni da Capestrano, propagatori della devozione al Nome Divino, furono approvate per l’ uso privato dei fedeli prima da Papa Sisto V nel 1585 e poi, nella forma attuale, dal beato Pio IX nel 1862. Papa Leone XIII ne estese l’uso pubblico alla Chiesa universale e le inserì nel Rituale Romano. I Sommi Pontefici hanno accordato un’indulgenza di di 7 anni e una plenaria una volta al mese alle solite condizioni, se recitate con l’orazione devotamente ogni dì per un mese (Pio XI, 2 gennaio 1933).


Kýrie, eléison.
Christe, eléison.
Kýrie, eléison.
Iésu, audi nos. Iésu, audi nos.
Iésu, exáudi nos. Iésu, exáudi nos.
Pater de cœlis, Deus, miserére nobis.
Fili, Redémptor mundi, Deus, miserére nobis.
Spíritus Sancte, Deus, miserére nobis.
Sancta Trínitas, unus Deus, miserére nobis.
Iésu, Fili Dei vivi, miserére nobis.
Iésu, splendor Patris, miserére nobis.
Iésu, candor lucis ætérnæ, miserére nobis.
Iésu, Rex glóriæ, miserére nobis.
Iésu, sol iustítiæ, miserére nobis.
Iésu, Fili Maríæ Vírginis, miserére nobis.
Iésu amábilis, miserére nobis.
Iésu admirábilis, miserére nobis.
Iésu, Deus fortis, miserére nobis.
Iésu, Pater futúri sæculi, miserére nobis.
Iésu, magni consílii Ángele, miserére nobis.
Iésu potentíssime, miserére nobis.
Iésu patientíssime, miserére nobis.
Iésu obœdientíssime, miserére nobis.
Iésu, mitis et húmilis corde, miserére nobis.
Iésu, amátor castitátis, miserére nobis.
Iésu, amátor noster, miserére nobis.
Iésu, Deus pacis, miserére nobis.
Iésu, áuctor vítæ, miserére nobis.
Iésu, exémplar virtútum, miserére nobis.
Iésu, zelátor animárum, miserére nobis.
Iésu, Deus noster, miserére nobis.
Iésu, refúgium nostrum, miserére nobis.
Iésu, pater páuperum, miserére nobis.
Iésu, thesáure fidélium, miserére nobis.
Iésu, bone pastor, miserére nobis.
Iésu, lux vera, miserére nobis.
Iésu, sapiéntia ætérna, miserére nobis.
Iésu, bónitas infiníta, miserére nobis.
Iésu, via et vita nostra, miserére nobis.
Iésu, gáudium Angelórum, miserére nobis.
Iésu, rex Patriarchárum, miserére nobis.
Iésu, magíster Apostolórum, miserére nobis.
Iésu, doctor Evangelistárum, miserére nobis.
Iésu, fortitúdo Mártyrum, miserére nobis.
Iésu, lumen Confessórum, miserére nobis.
Iésu, púritas Vírginum, miserére nobis.
Iésu, coróna sanctórum ómnium, miserére nobis.
Propítius esto, parce nobis, Iésu.
Propítius esto, exáudi nos, Iésu.
Ab omni malo, líbera nos, Iésu.
Ab omni peccáto, líbera nos, Iésu.
Ab ira tua, líbera nos, Iésu.
Ab insídiis diáboli, líbera nos, Iésu.
A spíritu fornicátionis, líbera nos, Iésu.
A morte perpétua, líbera nos, Iésu.
A negléctu inspiratiónum tuárum, líbera nos, Iésu.
Per mystérium sánctæ Incarnátionis túae, líbera nos, Iésu.
Per nativitátem tuam, líbera nos, Iésu.
Per infántiam tuam, líbera nos, Iésu.
Per diviníssimam vitam tuam, líbera nos, Iésu.
Per labóres tuos, líbera nos, Iésu.
Per agóniam et passiónem tuam, líbera nos, Iésu.
Per crucem et derelictiónem tuam, líbera nos, Iésu.
Per languóres tuos, líbera nos, Iésu.
Per mortem et sepultúram tuam, líbera nos, Iésu.
Per resurrectiónem tuam, líbera nos, Iésu.
Per ascensiónem tuam, líbera nos, Iésu.
Per sanctíssimae Eucharístiæ institutiónem tuam, líbera nos, Iésu.
Per gáudia tua, líbera nos, Iésu.
Per glóriam tuam, líbera nos, Iésu.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, parce nobis, Iésu.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, exáudi nos, Iésu.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, miserére nobis, Iésu.
Iésu, audi nos. Iésu, audi nos.
Iésu, exáudi nos. Iésu, exáudi nos.
Orémus.
Dómine Iésu Christe, qui dixísti: “Pétite, et accipiétis; quáerite, et inveniétis; pulsáte, et aperiétur vobis”, quæsumus, da nobis peténtibus diviníssimi tui amóris afféctum, ut te toto corde, ore et ópere diligámus, et a tua nunquam láude cessémus.

Sancti nóminis tui, Dómine, timórem páriter et amórem fac nos habére perpétuum: quia nunquam tua gubernatióne destítuis quos in soliditáte túæ dilectiónis instítuis: Qui vivis et regnas in sæcula sæculórum. Amen.

Signore, pietà.
Cristo, pietà.
Signore, pietà.
Gesù, ascoltateci. Gesù, ascoltateci.
Gesù esauditeci. Gesù esauditeci.
Padre celeste, Dio, abbiate pietà di noi.
Figliuolo, Redentore del mondo Dio, abbiate pietà di noi
Spirito Santo, Dio, abbiate pietà di noi.
Santa Trinità, unico Dio, abbiate pietà di noi.
Gesù, Figlio del Dio vivo, abbiate pietà di noi.
Gesù, Splendore del Padre, abbiate pietà di noi.
Gesù, candore della luce eterna, abbiate pietà di noi.
Gesù, re di gloria, abbiate pietà di noi.
Gesù, sole di giustizia, abbiate pietà di noi.
Gesù, Figliuolo della Vergine Maria, abbiate pietà di noi.
Gesù amabile, abbiate pietà di noi.
Gesù ammirabile, abbiate pietà di noi.
Gesù. Dio forte, abbiate pietà di noi.
Gesù, padre del secolo futuro, abbiate pietà di noi.
Gesù, Angelo del gran consiglio, abbiate pietà di noi.
Gesù potentissimo, abbiate pietà di noi.
Gesù pazientissimo, abbiate pietà di noi.
Gesù obbedientissimo, abbiate pietà di noi.
Gesù, mite ed umile di cuore, abbiate pietà di noi.
Gesù, amante della castità, abbiate pietà di noi.
Gesù, che tanto ci ami, abbiate pietà di noi.
Gesù, Dio della pace, abbiate pietà di noi.
Gesù, autore della vita, abbiate pietà di noi.
Gesù, esempio di ogni virtù, abbiate pietà di noi.
Gesù, zelatore delle anime, abbiate pietà di noi.
Gesù, nostro Dio, abbiate pietà di noi.
Gesù, nostro rifugio, abbiate pietà di noi.
Gesù, Padre di ogni povero, abbiate pietà di noi.
Gesù, tesoro di ogni credente, abbiate pietà di noi.
Gesù, buon Pastore, abbiate pietà di noi.
Gesù, vera luce, abbiate pietà di noi.
Gesù, eterna Sapienza, abbiate pietà di noi.
Gesù, infinita Bontà, abbiate pietà di noi.
Gesù, nostra Via e nostra Vita, abbiate pietà di noi.
Gesù, gioia degli Angeli, abbiate pietà di noi.
Gesù, Re dei Patriarchi, abbiate pietà di noi.
Gesù, Maestro degli Apostoli, abbiate pietà di noi.
Gesù, Luce degli Evangelisti, abbiate pietà di noi.
Gesù, fortezza dei Martiri, abbiate pietà di noi.
Gesù, sostegno dei Confessori, abbiate pietà di noi.
Gesù, purezza delle Vergini, abbiate pietà di noi.
Gesù, corona di tutti i Santi, abbiate pietà di noi.
Siate indulgente, perdonateci, Gesù.
Siate indulgente, esauditeci, Gesù.
Da ogni male, liberateci, Gesù.
Da ogni peccato, liberateci, Gesù.
Dalla vostra ira, liberateci, Gesù.
Dalle insidie del diavolo, liberateci, Gesù.
Dallo spirito impuro, liberateci, Gesù.
Dalla morte eterna, liberateci, Gesù.
Da tutti i nostri peccati, liberateci, Gesù.
Per il mistero della vostra santa incarnazione, liberateci, Gesù.
Per la vostra nascita, liberateci, Gesù.
Per la vostra infanzia, liberateci, Gesù.
Per la vostra vita tutta divina,
Per le vostre fatiche, liberateci, Gesù.
Per la vostra agonia e passione, liberateci, Gesù.
Per la vostra Croce e il vostro abbandono, liberateci, Gesù.
Per le vostre sofferenze, liberateci, Gesù.
Per la vostra morte e sepoltura, liberateci, Gesù.
Per la vostra Risurrezione, liberateci, Gesù.
Per la vostra Ascensione, liberateci, Gesù.
Per l’istituzione della santissima Eucarestia, liberateci, Gesù.
Per le vostre gioie liberaci, liberateci, Gesù.
Per la vostra gloria, liberateci, Gesù.
Agnello di Dio, che togliete i peccati del mondo, perdonateci, Gesù.
Agnello di Dio, che togliete i peccati del mondo, esauditeci, Gesù.
Agnello di Dio, che togliete i peccati del mondo, abbiate pietà di noi, Gesù.
Gesù, ascoltateci. Gesù, ascoltateci.
Gesù, esauditeci. Gesù, esauditeci.


Preghiamo
Signore Gesù Cristo, che avete detto: «Domandate e riceverete, cercate e troverete, picchiate c vi sarà aperto»; concedeteci, ve ne preghiamo, il vostro divinissimo amore, acciocché vi amiamo con tutto il cuore, con la parola e con l’opera, né mai cessiamo dal lodarvi.
Del vostro santo Nome, o Signore, fateci avere insieme timore ed amore perenne; perché non private mai della vostra speciale provvidenza coloro, che voi stabilite nel solido fondamento dell’amor vostro. Voi che vivete e regnate per i secoli dei secoli. Cosi sia.

 Tavoletta con il trigramma del SS. Nome di Gesù

Da Famiglia Cristiana: “Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino applicò un significato, il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. Il calore del sole è diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti come i dodici Apostoli e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini, la fascia che circonda il sole rappresenta la felicità dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo è simbolo della fede, l’oro dell’amore.

Bernardino allungò anche l’asta sinistra dell’H, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi la croce è poggiata sulla linea mediana dell’H. Il significato mistico dei raggi serpeggianti era espresso in una litania; 1° rifugio dei penitenti; 2° vessillo dei combattenti; 3° rimedio degli infermi; 4° conforto dei sofferenti; 5° onore dei credenti; 6° gioia dei predicanti; 7° merito degli operanti; 8° aiuto dei deficienti; 9° sospiro dei meditanti; 10° suffragio degli oranti; 11° gusto dei contemplanti; 12° gloria dei trionfanti. Tutto il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di san Paolo: “Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”.

Il trigramma bernardiniano ebbe un gran successo, diffondendosi in tutta Europa, anche san Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi fu adottato anche dai Gesuiti. Diceva san Bernardino: «Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa», spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo Nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione.

In effetti Bernardino ribadiva la devozione già presente in san Paolo e durante il Medioevo in alcuni Dottori della Chiesa e in san Francesco d’Assisi, inoltre tale devozione era praticata in tutto il Senese, pochi decenni prima dai Gesuati, congregazione religiosa fondata nel 1360 dal senese beato Giovanni Colombini, dedita all’assistenza degli infermi e così detti per il loro ripetere frequente del nome di Gesù.” https://www.famigliacristiana.it/

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70 anni fa il martirio del vescovo romeno Anton Durcovici

70 anni fa il martirio, in odium fidei, ad opera del regime di Nicolae Ceauşescu, del vescovo Anton Durcovici, ora beato. Un ricordo di Eusebio Ciccotti

Bucarest. È la seconda cella, entrando sulla destra. Piccola, buia e umida. Nel dicembre del 1951 vi moriva di stenti e percosse, buttato sul pavimento, ridotto a un cencio umano, un bell’uomo. Alto, biondo, dagli occhi azzurri come il cielo di Moldavia in primavera. Signorile, colto, deciso e sorridente, dotato del dono dell’ascolto. Era il vescovo di Iaşi, Anton Durcovici. Aveva 62 anni.

Ci troviamo nella famigerata prigione di Sighetu Marmaţiei, a nord della Romania, costruita nel 1897 per i detenuti di reati comuni e, dal 1946, trasformata dal regime nella prigione dei “non comunisti”, un non-luogo da eguagliare in disumanità e mostruosità i lager nazisti.

Chissà come sarà stato felice di studiare a Roma, tra il 1906 e il 1911, prima come studente al Pontificio Collegio Urbano, poi all’Angelicum e, infine, per il dottorato, alla Pontificia Gregoriana, il giovane chierico Anton. Lo immaginiamo con la sua lunga talare mentre visita le belle chiese e basiliche di Roma, attraversando vicoli, piazze e piazzette, col passo veloce, schivando carrozze e omnibus. Nel dicembre del 1906 forse si sarà incontrato, nelle biblioteche pontificie, con il giovane impiegato di banca James Joyce.

Chissà quali fotogrammi gli saranno passati nella mente mentre agonizzava sul pavimento di quella lurida e gelida cella. Forse i suoi pomeriggi nelle biblioteche delle università pontificie, mentre i raggi pomeridiani delle ottobrate romane, per esempio, entrando dalle finestre di Piazza della Pilotta, accarezzavano i libri della ricca biblioteca in mogano della Gregoriana. Oppure, quell’assolato 24 settembre del 1910, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, quando alzava l’eucarestia e il calice per la prima volta, con a lato il cardinale Pietro Respighi, intento ad osservarlo con stima e rispetto.

Durcovici che parla romeno, ungherese e tedesco, impara anche l’italiano e il francese, a Roma perfeziona il greco (studiato al liceo, a Bucarest) e il latino. È talmente intelligente e talentato nel consigliare i giovani che, ventiduenne, è nominato prefetto agli studi al Collegio Urbano.

Lascia Roma nel 1911 passando per Loreto a salutare la SS. Vergine cui affida il suo rientro in patria. È prete prima a Bucarest e poi a Tulcea, sul delta del Danubio. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, avendo i natali in una città austriaca (Bad Deutsch-Altenburg) ed essendo il Regno di Romania alleatosi (1916) con la Triplice Intesa, viene imprigionato. Dopo la guerra torna a insegnare nelle scuole e a guidare una parrocchia. Dal 1924 è nominato rettore del seminario di Bucarest. Negli anni Trenta tiene conferenze, scrive articoli e saggi di teologia tomistica guardando alla fenomenologia cristiana di Max Scheler.

A partire dal 1946-47 quasi tutte le istituzioni ortodosse, protestanti e cattoliche dei Paesi dell’Est vengono silenziate dai regimi comunisti. La Chiesa più colpita è quella cattolica, i cui ministri, dal cardinale al semplice diacono, sono considerati servi e spie di una potenza occidentale (il Vaticano, sic!). Il clero ridotto allo stato laicale: tutti in fabbrica o nei campi di rieducazione. I sacramenti vietati, poiché ritenuti pagliacciate medioevali, così come la confessione metodo clerico-borghese per controllare i cittadini. Conventi, chiese, santuari e cattedrali, sono chiusi e trasformati in granai o fabbriche, se va bene in musei o auditorium. Se sei pericoloso da turbare la “fede” nelle magnifiche sorti e progressive del comunismo, in prigione.

Pur in piena cancellazione di “duemila anni di fanatismo cristiano” (Ceauşescu), nell’ottobre del 1947, il presbitero Anton Durcovici può ancora celebrare messa. Pio XII lo nomina vescovo di Iaşi. Egli sa parlare ai contadini, ai laureati, ai giovani, agli studenti. Le sue omelie, serene, pacate, senza risentimento per alcuno, irritano la polizia segreta che lo ascolta in chiesa. Va silenziato. Come il cardinale ungherese József Mindszenty (incarcerato nel 1948), come il primate polacco, il cardinal Stefan Wiszyńskj (imprigionato nel 1953).

Il 26 giugno 1949 il vescovo Durcovici è atteso nella cittadina di Popeşti per le cresime. Da circa cinquanta bambini e ragazzi, con le rispettive famiglie. Qualcuno gli sconsiglia di recarvisi perché da giorni la Securitate lo sta pedinando. Decide comunque di adempiere al suo dovere, accompagnato da don Raphael. Per arrivare nel centro di Popeşti, dall’ultima fermata del treno, vi sono due chilometri a piedi. Due lugubri Tatraplan nere (modello 1948) si avvicinano minacciose, scendono degli uomini. Don Raphael cerca di frapporsi tra i poliziotti e sua Eccellenza, ma questi viene colpito alla testa con una verga di ferro e trascinato in auto. Don Raphael, malmenato, è anch’egli condotto via, scomodo testimone. Il vescovo Durcovici sarà inghiottito dal buio della prigione di Sighet. Nessuno lo rivedrà.

Arriva l’inverno. Ormai privo di forze, da giorni senza cibo e acqua, giace sul ghiacciato pavimento, accanto agli escrementi volutamente non rimossi. Nel corridoio centrale del blocco un altro detenuto, un prete, addetto alle pulizie del solo passaggio usato dalle guardie, sta lavorando. Saputo dai compagni reclusi che nella “cella della morte” vi è il vescovo Anton si avvicina alla porta e a bassa voce si presenta: “Ego sum Friedrich”. Dall’interno una flebile risposta: “Morior fame et siti”. La voce aggiunge “da mihi absolutionem”. Friedrich amministra il sacramento. Dopo tre ore, il vescovo Anton spira sul suo Calvario di lurida pietra. È il 10 dicembre, festa della Madonna di Loreto. Il 17 maggio 2014, a Iaşi, il cardinale Angelo Amato presiede, in rappresentanza del Pontefice, alla beatificazione di Anton Durcovici, martirizzato in odium fidei.

Fonte: formiche.net

Ritratto del Vescovo Anton Durcovici (Autore Octavian Alin)

”Le persecuzioni e le sofferenze ricevute sono, allo stesso tempo, un’occasione per testimoniare la fede in Cristo fino al martirio”. (Simona Cecilia Crociani Baglioni)

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Immacolata Concezione, da Duns Scoto la spiegazione decisiva

Il dogma dell’Immacolata Concezione fu solennemente proclamato dal beato Pio IX l’8 dicembre 1854, dopo secoli di devozione popolare, dispute e approfondimenti teologici. Fondamentale si rivelò il contributo del francescano Duns Scoto (†1308), che seppe superare la principale obiezione all’esenzione di Maria Santissima dal peccato originale fin dall’istante del concepimento. E vi riuscì con un argomento geniale.

Di Giorgio Maria Faré*. Il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria fu solennemente proclamato in Vaticano dal Beato Pio IX l’8 dicembre 1854, a coronamento di una storia secolare di devozione popolare e dispute teologiche.

Che la Madonna fosse Immacolata, cioè “senza macchia”, era convinzione antichissima nella Chiesa. Il popolo di Dio, mosso dal soprannaturale sensus fidei, già da secoli venerava la Madre di Dio come tutta pura, tutta santa, illibata e analoghi attributi. Il titolo di Immacolata già compariva in diversi testi liturgici e Papa Alessandro VII, due secoli addietro, aveva stabilito rigide pene canoniche per coloro che avessero predicato una dottrina in contrasto con quella dell’esenzione di Maria Santissima dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.[1]

Anche il Concilio di Trento, quando – nel promulgare il decreto dogmatico sul peccato originale – “stabilì e definì che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che non era sua intenzione comprendere in quel decreto, e nell’ambito di una definizione così generale, la Beata ed Immacolata Vergine Maria Madre di Dio”.[2]

Il dibattito dottrinale circa la speciale santità di Maria ricevette un contributo decisivo dal Beato Giovanni Duns, detto Scoto, insigne teologo francescano vissuto nel XIII e XIV secolo. Originario della Scozia, egli studiò nella prestigiosa università di Parigi e insegnò teologia in Inghilterra, Francia e Germania. Fu detto il “Dottore sottile” per la finezza del suo pensiero che, in ambito teologico, ebbe come punto focale il Primato universale di Cristo. In particolare, spiegava Benedetto XVI, “per Duns Scoto l’Incarnazione del Figlio di Dio, progettata sin dall’eternità da parte di Dio Padre nel suo piano di amore, è il compimento della creazione, e rende possibile ad ogni creatura, in Cristo e per mezzo di Lui, di essere colmata di grazia, e dare lode e gloria a Dio nell’eternità”.[3]

Scriveva il Beato: “Pensare che Dio avrebbe rinunciato a tale opera se Adamo non avesse peccato, sarebbe del tutto irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la causa della predestinazione di Cristo, e che – anche se nessuno fosse caduto, né l’angelo né l’uomo – in questa ipotesi Cristo sarebbe stato ancora predestinato nella stessa maniera”.[4] Da questa enunciazione, detta della “predestinazione incondizionata” di Cristo, vale a dire non condizionata da alcun fatto contingente, la dottrina scotista fa discendere la predestinazione incondizionata di Maria: la Madre di Dio fu preordinata dall’eternità nell’unico e identico decreto dell’Incarnazione della Divina Sapienza.[5]

Per poter affermare l’Immacolata Concezione di Maria Santissima, tuttavia, lo Scoto dovette superare l’obiezione che veniva posta dai teologi suoi contemporanei e che già era stata avanzata da Sant’Agostino: la Redenzione di Cristo, per essere perfetta, deve essere universale,[6] ma se un solo essere umano è stato preservato dal peccato originale, allora la Redenzione di Cristo non è perfetta. Pertanto, la dottrina del tempo riteneva che la Madonna fosse stata santificata mentre si trovava nel grembo di sua madre, oppure alla nascita, ma in ogni caso dopo essere stata segnata dal peccato originale all’atto del suo concepimento. Di questo parere era già stato anche San Tommaso d’Aquino.

Per superare questo ostacolo Duns Scoto elaborò un argomento geniale, la teoria della redenzione preventiva o preservativa, secondo la quale anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una redenzione preventiva, prima e fuori del tempo, in previsione dei meriti del suo Figlio divino. In questo modo veniva garantita l’universalità della Redenzione, e allo stesso tempo avvalorato quanto la pietas già da secoli suggeriva circa l’assoluta incompatibilità tra Maria Santissima e il peccato, non solo personale ma anche originale.

L’argomentazione dello Scoto prende le mosse dalla stessa premessa che pareva ostacolarla, vale a dire la perfezione della mediazione salvifica di Cristo. Affinché la mediazione fosse perfetta era necessario che il Mediatore preservasse almeno qualcuno dal contrarre il peccato originale. Infatti, un mediatore è più perfetto se previene l’offesa, anziché placare qualcuno che è già offeso. E dato che Maria era predestinata ad essere la Madre di Gesù, era conveniente che fosse proprio lei ad essere preservata.

Inoltre, la perfezione del Mediatore richiede la preservazione da ogni colpa, non solo da quella attuale, ma anche da quella originale. Ecco dunque che la Vergine fu esente da ogni macchia originale fin dal primo istante del suo concepimento. Dio infuse la grazia santificante nella sua anima al momento stesso in cui infuse l’anima nel corpo, cosicché la Vergine non fu mai contaminata, neppure per un istante, dal peccato originale.[7] I discepoli di Duns Scoto tramandarono il famoso sillogismo: “Potuit, decuit ergo fecit”: “Ciò conveniva, era possibile, e dunque Dio lo fece”.[8]

L’Immacolata Concezione, dunque, diceva ancora Benedetto XVI, “rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale”.[9]

San Giovanni Paolo II, in un’udienza generale sul tema dell’Immacolata Concezione, sottolineò che “l’affermazione dell’eccezionale privilegio concesso a Maria pone in evidenza che l’azione redentrice di Cristo non solo libera, ma anche preserva dal peccato. Tale dimensione di preservazione, che è totale in Maria, è presente nell’intervento redentivo attraverso il quale Cristo, liberando dal peccato, dona all’uomo anche la grazia e la forza per vincerne l’influsso nella sua esistenza. […] A Maria, prima redenta da Cristo, che ha avuto il privilegio di non essere sottoposta neppure per un istante al potere del male e del peccato, guardano i cristiani, come al perfetto modello ed all’icona di quella santità, che sono chiamati a raggiungere, con l’aiuto della grazia del Signore, nella loro vita”.[10]

* Sacerdote e Carmelitano Scalzo


[1] Cfr. Beato Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus.

[2] Cfr. Beato Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus.

[3] Benedetto XVI, Udienza generale su Giovanni Duns Scoto, 7 luglio 2010.

[4] Beato Giovanni Duns Scoto, De praedestinatione Christi eiusque Matris. Reportatio Parisiensis, III, d. 7, q. 4.

[5] Cfr. Beato Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus e Pio XII, Costituzione apostolica Munificentissimus Deus.

[6] “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà la vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5, 18-19).

“Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la resurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1 Cor 15, 21-22).

[7] Cfr. Beato Duns Scoto, Reportatio parisiensis III Sent., d. 3, q. 2 e Opus Oxoniense. III Sent., d. 3, q. 1.

[8] Il significato del sillogismo, che era già stato usato da altri teologi è il seguente: se Dio poteva liberare la Vergine dal peccato originale (potuit); era conveniente che Colei che doveva essere Madre di Dio fosse esente dal peccato originale (decuit), quindi se Dio lo poteva (potuit), se era conveniente che Dio lo facesse (decuit), allora Dio lo fece (fecit).

[9] Benedetto XVI, Udienza generale su Giovanni Duns Scoto, 7 luglio 2010.

[10] San Giovanni Paolo II, Udienza generale, 5 giugno 1996.

Fonte: https://lanuovabq.it/it/immacolata-concezione-da-duns-scoto-la-spiegazione-decisiva

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Addio al Commendator Renzo Giustini Addetto di Anticamera di Sua Santità

Ricordo del conte prof. Fernando Crociani Baglioni .

ALFEDENA. Il mio Tenente nella Guardia Palatina d’Onore di Sua Santità. Addetto di Anticamera di Sua Santità. Funzionario dell’Osservatore Romano. Volontario per l’assistenza ai ricoverati nell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma. Commendatore dell’Ordine di San Silvestro Papa.

Sono orgoglioso di aver militato – ai tuoi ordini – nel nostro glorioso Corpo armato pontificio.

Renzo Giustini, il Signore e la Vergine Maria ti accolgano nella Comunione dei Santi, al premio eterno che attende i buoni e i giusti.


SIGNOR TENENTE LORENZO GIUSTINI, COMANDI !

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PUL APRE SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE IN CAUSE DEI SANTI

La Pontificia Università Lateranense (PUL) e la Congregazione delle Cause dei Santi
(Congregazione) promuovono, per l’Anno Accademico 2021-2022, un titolo congiunto denominato Diploma di specializzazione in Cause dei Santi, conferito a coloro che intendano prestare il proprio servizio ecclesiale in qualità di Postulatori o Collaboratori presso la Congregazione o vogliano esercitare i diversi compiti connessi alla trattazione delle Cause dei Santi nelle Curie diocesane o negli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Il tempo curricolare richiesto per conseguire il Diploma di specializzazione è di due anni accademici ordinati in quattro semestri.

Sono ammessi alla Scuola di Alta Formazione, con immatricolazione al primo anno e frequenza curricolare pari a 4 (quattro) semestri, coloro che abbiano conseguito un grado accademico.

L’importo delle tasse è di 950 euro per ciascun anno della Scuola di Alta Formazione in Cause dei Santi. Le tasse danno diritto all’iscrizione e alla frequenza delle lezioni, a sostenere gli esami e all’ingresso nella Biblioteca dell’Università.

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229 anni fa nacque Papa Pio IX

229 anni fa nasceva Pio IX, il papa del “non expedit” che fu vescovo di Imola
Dall’appartamento rosso del vescovado alla devozione per la Madonna di Loreto: le tracce del suo episcopato in Romagna

Di Giovanni Baistrocchi – 13 Maggio 2021

 Il 13 maggio 1792, 229 anni fa, a Senigallia nasceva Giovanni Maria Mastai Ferretti, il futuro papa Pio IX.
Passato alla storia come il pontefice del non expedit (letteralmente “non è opportuno”), con cui venne dichiarato inaccettabile che i cattolici italiani partecipassero alle elezioni politiche del Regno d’Italia e, per estensione, alla vita politica nazionale italiana (sebbene tale divieto non fosse esteso alle elezioni amministrative), forse non tutti sanno che Pio IX fu vescovo della Diocesi di Imola prima di salire al soglio pontificio.
Nel 1832 infatti, a soli 40 anni, fu nominato da papa Gregorio XVI vescovo di Imola. Monsignor Mastai Ferretti resterà in Romagna fino al 1846, nel 1840 verrà creato cardinale. Durante il periodo imolese, in un territorio turbolento, mostrò il suo stile realista che contraddistinguerà anche il suo pontificato.
Assoluto protagonista degli avvenimenti che videro la nascita dello Stato italiano, il suo pontificato (1846-78) è stato il più lungo dopo quello di san Pietro Apostolo. Nel 2000 è stato proclamato beato da Giovanni Paolo II.


Nel tondo, quadro ritraente papa Pio IX custodito al museo diocesano di Imola

A sinistra busto marmoreo del pontefice, realizzato nel 1846 da Cincinnato Baruzzi custodito nel museo diocesano di Imola. A destra lapide commemorativa presente nel palazzo comunale di Imola

Il palazzo vescovile e i doni alla “sua” Imola

Da vescovo di Imola, Mastai Ferretti rivoluziona il palazzo vescovile di piazza Duomo, che con lui assume l’attuale conformazione. Il vescovo fa restaurare l’appartamento rosso (quello di rappresentanza, che oggi ospita il museo diocesano) e dà mandato di effettuare importanti lavori sulla facciata del vescovado.
Le tracce di Mastai Ferretti restano proprio al museo diocesano di Imola, in cui sono custoditi ed esposti calici, rosari, pianete donati da Pio IX. «Due oggetti in particolare sono molto interessanti – ci spiega Marco Violi, vicedirettore del museo -. Forse meno appariscenti, ma di sicuro rappresentativi della sua figura. Il primo è un grande rosario in madreperla che Pio IX dona per la statua della Madonna del Rosario della chiesa di San Domenico. Un altro dono originale e prezioso di Pio IX è un ramo di palma, giunto probabilmente durante il pastorale viaggio nelle Romagne. Si tratta di un rarissimo esemplare di artigianato di Bordighera, arricchito da una serie di micro sculture realizzate intrecciando una foglia di phoenix, secondo un’antica tecnica ligure, utilizzato nella processione al rito della Domenica delle Palme».
Nel museo diocesano è custodito un busto marmoreo del pontefice, realizzato da Cincinnato Baruzzi; un lapide che ricorda Pio IX è posta nel palazzo comunale di Imola.

La Madonna di Loreto e il pellegrinaggio della Pia Unione

Da sempre devoto alla Vergine lauretana, si deve a Mastai Ferretti il rafforzamento del culto della Madonna di Loreto in Diocesi di Imola.
Sotto il suo episcopato, nel 1842, si tenne il primo pellegrinaggio Imola-Loreto organizzato dalla Pia Unione. Da allora, ben 178 anni fa, i pellegrini si recano alla Santa Casa della Madonna di Loreto per rinnovare questa devozione, che nemmeno il Covid ha fermato. Solo una volta i pellegrini non portarono a compimento il percorso: era il 1944 e furono fermati sulla linea Gotica durante la seconda guerra mondiale.

Fonte: https://www.ilnuovodiario.com/2021/05/13/229-anni-fa-nasceva-pio-ix-il-papa-del-non-expedit-che-fu-vescovo-di-imola/

PAPA PIO IX
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ANGELICUM, ROMA: CONCLUSA CON SUCCESSO LA CONFERENZA #COMMUNITAS 2021 “LA PREDICAZIONE E LE ARTI”

EUROITALIA news

Nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita di San Domenico . . .in un mondo che sta diventando più visivo, narrativo e secolarizzato, . . . mentre la presentazione razionale della fede viene sempre più rifiutata e . . . dove le arti, in Occidente, vengono sempre più separate dalle fonti ispirative della fede che le hanno alimentate fino al XX secolo: Communitas 2021, la conferenza interfacoltà, ha scelto come tema “la Predicazione e le Arti”.

Un grande successo per la conferenza #COMMUNITAS 2021, organizzata dall’Università Pontificia Angelicum di Roma, nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita di San Domenico (1221-2021), fondatore dell’Ordine dei Predicatori (OP).

”Ma cosa c’entra San Domenico con le immagini … Sembra che il Santo di Caleruega non fosse interessato all’uso delle immagini nella predicazione. Egli fu sostanzialmente un vir apostolicus, un uomo della parola. Per i suoi conventi “esigeva la povertà nelle costruzioni…

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Roma, 7 febbraio 2021, S. Lorenzo fuori le Mura, ore 18,30: Memoria Liturgica del Beato Pio IX

Nel 143° del pio transito di PAPA PIO IX l’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX, è lieto di promuovere la Memoria Liturgica del Pontefice santo per impetrarNe la Canonizzazione.  

Domenica, 7 Febbraio 2021, ore 18,30, alla Basilica romana di San Lorenzo fuori le Mura, Santa Messa solenne presieduta da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Claudio Palumbo Vescovo di Trivento. 

Gentiluomini: frac, gilet nero, decorazioni
Dame: abito e velo nero
Ecclesiastici: abito corale

R.S.V.P. e-mail: istitutostudistorici@gmail.com cell. 335 660 5913

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni
Presidente dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX

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Le apparizioni e la medaglia

Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac

Il cielo è sceso sulla terra… Da Giugno a Dicembre del 1830 Suor Caterina, giovane novizia delle Figlie della Carità, riceve l’immensa grazia di intrattenersi per ben tre volte con la Maria Vergine. Durante i mesi precedenti, Caterina ha beneficiato di altre apparizioni. San Vincenzo de Paoli le ha manifestato il suo cuore. In preghiera nella cappella, Caterina vide, per tre giorni di seguito, il cuore di San Vincenzo di tre colori diversi. Le appare dapprima bianco, colore della pace; poi rosso, colore del fuoco; infine nero, simbolo delle disgrazie che sarebbero cadute sulla Francia e su Parigi in particolare.
Poco tempo dopo, Caterina ha visto il Cristo presente nell’Eucaristia, al di là delle apparenze del pane. « Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio Seminario, eccettuate le volte durante le quali dubitavo. »
Il 6 Giugno 1830, festa della Santa Trinità, Il Cristo le è apparso come un Re crocifisso spogliato di tutti i suoi ornamenti.

Santa Caterina Labouré

Le apparizioni

Une notte d’estate

Il 18 Luglio 1830, la vigilia della festa di San Vincenzo, che Caterina ama tanto, la giovane novizia ricorre a colui di cui ha visto il cuore, traboccante d’amore, perché l’aiuti ad esaudire il suo grande desiderio di vedere la Santa Vergine. Alle 11, 30 di notte, si sente chiamare per nome.
Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi:
« La Santa Vergine ti attende»
le dice. Caterina si veste e segue il bambino che diffonde raggi di luce dappertutto dove passa
Arrivati nella cappella, Caterina si ferma dalla parte della sedia del sacerdote, situata nel coro. Ode allora come il fruscio di una veste di seta. Son petit guide dit:
«Ecco la Santa Vergine »
Disse la sua piccola guida. Caterina esita a credere. Ma il fanciullo ripete con una voce più forte:
« Ecco la Santa Vergine. »
Caterina corre ad inginocchiarsi presso la Madonna che è seduta sulla sedia (del sacerdote) « Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei,e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria.
Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose.
Caterina riceve l’annuncio di una missione e la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto dal Padre Aladel il 2 Febbraio 1840.


Il 27 Novembre

Il 27 Novembre 1830 alle 17, 30, durante la meditazione, Caterina vede nel posto dove ora è situata la statua della Santa Vergine del globo, come due quadri viventi che passano in dissolvenza incrociata. Nel primo, la Santa Vergine è in piedi su una semisfera (globo terrestre) e tiene tra le mani un piccolo globo dorato. I piedi di Maria schiacciano un serpente.
« Questi raggi sono il simbolo delle grazie che Maria ottiene per gli uomini.»
Nel secondo, dalle sue mani aperte escono raggi di uno splendore abbagliante. Nello stesso tempo Caterina ode una voce, che dice :
« Ces rayons sont le symbole des grâces que je répands sur les personnes qui me les demandent ».
Poi un ovale si forma attorno all’apparizione e Caterina vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta.
« O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te ».
scritta in lettere d’ oro.
Subito dopo la medaglia si gira e Caterina vede il rovescio: in alto una croce sormonta la M di Maria, in basso due cuori, l’uno incoronato di spine, l’altro trapassato da una spada. Caterina ode allora queste parole :
« Fai coniare una medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con fede riceveranno grandi grazie ».


Addio

Nel mese di Dicembre del 1830, durante la meditazione, Caterina sente di nuovo un fruscio, questa volta dietro l’altare. Lo stesso quadro della medaglia si presenta vicino al tabernacolo, ma un po’ più in dietro.
« Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più ».
E’ la fine delle apparizioni. Caterina riferisce al suo confessore, il Padre Aladel, circa le richieste della Madonna. Il Sacerdote reagisce negativamente, proibisce a Caterina di pensare a queste cose. Lo choc è forte.
Il 30 Gennaio 1831, il seminario per lei termina. Caterina prende l’abito. Il giorno dopo, va all’ospizio di Enghien fondato dalla famiglia d’Orléans, che si trova al N° 12 di via de Picpus, à Reuilly, nella zona Est di Parigi, in un quartiere povero, dove lei servirà i poveri per ben 46 anni, in incognito.


La medaglia

In questa cappella, scelta da Dio, la Vergine Maria, in persona, è venuta a rivelare la sua identità, attraverso un piccolo oggetto, una medaglia, destinata a tutti, senza distinzioni!
L’identità di Maria è stata oggetto di discussioni tra teologi, fin dai primi tempi della Chiesa. Nel 431 il concilio di Efeso proclamò il primo dogma mariano: Maria madre di Dio. A partire dal 1830, l’invocazione
« O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi »
che sale verso il cielo, mille e mille volte ripetuta, da mille e mille cuori di cristiani di tutto il mondo, dietro domanda stessa della Madre di Dio, ha prodotto i suoi effetti!
L’ 8 dicembre 1854 Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione: Maria, per una grazia speciale, che Le è stata concessa prima della Redenzione, meritata da suo Figlio, è senza peccato fin dal suo concepimento.
Quattro anni più tardi, nel 1858, le apparizioni di Lourdes confermeranno a Bernadetta Soubirous il privilegio della Madre di Dio.
Maria, Cuore immacolato, è la primizia dei riscattati dai meriti di Gesù Cristo. Maria è la luce della nostra Terra. Tutti noi, come lei, siamo destinati alla felicità eterna.
Una medaglia, miracolosa… perchè?… luminosa in che cosa?… e dolorosa?


miracolosa

Qualche mese dopo le apparizioni, Suor Caterina è inviata al ricovero di Enghein (Parigi, 12°) per curare gli anziani. La giovane suora si mette al lavoro. Ma una voce interiore insiste: si deve far coniare la medaglia. Caterina ne riparla al suo confessore, Padre Aladel.
Nel Febbraio 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti! In Giugno le Figlie della Carità cominciano a distribuire le prime 2.000 medaglie, fatte coniare da Padre Aladel.
Le guarigioni si moltiplicano, come le protezioni e le conversioni. Fu un avvenimento straordinario. Il popolo di Parigi chiamò la medaglia «miracolosa».
Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 medaglie. Nel 1835 nel mondo intero ce n’era già più di un milione. Nel 1839 la medaglia era diffusa in più di dieci milioni di esemplari. Alla morte di suor Caterina, nel 1876, si contava già più di un miliardo di medaglie!

Le parole e le immagini impresse sul diritto della medaglia esprimono un messaggio con tre aspetti intimamente legati.
« O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi »
L’identità di Maria ci è rivelata qui esplicitamente: la Vergine Maria è immacolata fin dal concepimento. Da questo privilegio, che le deriva dai meriti della Passione di suo Figlio Gesù Cristo, ne scaturisce tutta la sua potenza d’intercessione, che ella esercita per coloro che la pregano. Ed è per questo che la Vergine invita tutti gli uomini a ricorrere a Lei nelle difficoltà della vita. I suoi piedi sono posati sulla metà del globo e schiacciano la testa al serpente.
La semi sfera è il globo terrestre, il mondo. II serpente,come presso gli Ebrei e i Cristiani, simboleggia Satana e le forze del male.
La Vergine Maria stessa, è impegnata nella battaglia spirituale, nella lotta contro il male, di cui il nostro mondo è il campo di battaglia. Maria ci chiama ad entrare nella logica di Dio, che non è la logica di questo mondo. E’ questa la grazia autentica, quella della conversione, che il cristiano deve chiedere a Maria per trasmetterla al mondo.
Le sue mani sono aperte e le sue dita sono ornate di anelli ricoperti di pietre preziose, dalle quali escono raggi, che cadono sulla terra, allargandosi verso il basso.
Lo splendore di questi raggi, come la bellezza e la luce dell’apparizione, descritte da Caterina, richiamano, giustificano e nutrono la nostra fiducia nella fedeltà di Maria (gli anelli) nei confronti del suo Creatore e verso i suoi figli, nell’efficacia del suo intervento (i raggi di grazia, che cadono sulla terra) e nella vittoria finale (la luce), poichè lei stessa, prima discepola, è la primizia dei salvati.


dolorosa…

La medaglia porta sul suo rovescio una lettera e delle immagini, che ci introducono nel segreto di Maria.
La lettera « M » è sormontata da una croce.
La « M » è l’iniziale di Maria, la croce è quella di Cristo. I due segni intrecciati mostrano il rapporto indissolubile che lega Cristo alla sua santissima Madre. Maria è associata alla missione di Salvezza del- l’umanità da parte del figlio suo Gesù e partecipa, attraverso la sua compassione (cum+ patire= patire insieme), all’atto stesso del sacrificio redentivo di Cristo.
In basso, due cuori, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trapassato da una spada. Il cuore coronato di spine è il cuore di Gesù. Ricorda l’episodio crudele della Passione di Cristo, prima della morte, raccontata nei Vangeli. Il cuore simboleggia la sua Passione d’amore per gli uomini.
Il cuore trafitto da una spada è il cuore di Maria, sua Madre. Si riferisce alla profezia di Simeone, raccontata nei Vangeli, il giorno della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme da Maria e Giuseppe. Simboleggia l’amore di Cristo, che è in Maria e richiama il suo amore per noi, per la nostra salvezza e l’accettazione del sacrificio del suo Figlio.
L’accostamento dei due Cuori esprime che la vita di Maria è vita d’intima unione con Gesù.
Attorno sono raffigurate dodici stelle.
Corrispondono ai dodici apostoli e rappresentano la Chiesa. Essere Chiesa, significa amare Cristo, partecipare alla sua passione, per la Salvezza del mondo. Ogni battezzato è invitato ad associarsi alla missione del Cristo, unendo il suo cuore ai Cuori di Gesù e di Maria.
La medaglia è un richiamo alla coscienze di ciascuno, perché scelga, come Cristo e Maria, la via dell’amore, fino al dono totale di sé.

Fonte: https://www.chapellenotredamedelamedaillemiraculeuse.com/langues/italiano/le-apparizioni-e-la-medaglia/

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